Ci sono momenti in cui sarebbe meglio lasciar perdere

Così, all’improvviso come un temporale che ti arriva davanti alla finestra del soggiorno senza far rumore e poi esplode rovesciando tutta la sua rabbia. Così come un piccolo problema che di colpo diventa questione di vita o di morte. All’improvviso, mi sono ritrovato a piangere. Che di mio, storicamente, ho sempre preferito il broncio. Il broncio, inteso come contrazione dei muscoli facciali, labbra a culo di gallina, occhio contratto come a inquadrare una misteriosa scritta, è molto più macho. Il broncio è l’alternativa maschile al pianto a getto, da sempre più adatto a signore e signorine. Da qualche tempo, improvvisamente, mi sento di piangere. Le cause, che sarebbero buon argomento per un paio d’anni di analisi, sono talmente pesanti, da far cadere ogni dignità maschile. Piango spesso e volentieri. Preferisco farlo davanti a sconosciuti, con cui non ho nulla a che fare. Per non dover giustificare nulla. Piango, semplicemente. Perchè tutto va a puttane, tutto tranne il sottoscritto, beninteso. Ma piango anche per motivi ben più gravi. Così, per forza, mi sono trovato a ragionare sul commuoversi.

Non mi commuovevo così per qualcosa fin dai tempi de "I diari Della Motocicletta". Faceva già caldo, era una serata buona fin dal principio. Al cinema non c’era coda. Così abbiamo preso i biglietti e siamo corsi dentro la sala. Eravamo in quattro. Ma dall’inizio del film ero da solo. Io e il film. Poi è stato stupendo anche parlarne, bevendo birra fin troppo fredda, dimenticandoci di tutto il resto. Ricordo di essermi alzato la mattina dopo con un mal di testa tropicale, ripensando a come sia possibile commuoversi per un film.

E così, mentre guardo le nuvole che coprono tutta la Francia su cui sto volando,  inizia "Say Goodbye". E tutto rallenta, anche le nuvole. Il cielo sembra aspettare le mie lacrime, che arrivano puntuali. Piango in un aereo pieno di gente, guardando fuori da un finestrino il mondo passarmi addosso. Piango ricordando momenti, pezzi di pelle, profumi e parole. Tutto si ricompone lentamente, mentre ascolto le parole, mentre sento gli sguardi della mia vicina di posto.

Piango perchè non ce la faccio più, per questo piangono gli uomini. Ma piango anche per il ricordo di quanto era perfetto. Le parole sembrano scritte per me, eppure è semplicemente una canzone. A questo servono le canzoni. Per guardare dall’alto il mondo e trovarsi in un preciso momento del proprio passato. Un minuto prima di commettere l’errore fatale che ti ha portato qui.

Eppure pagherei per poterlo fare più spesso, perchè ricordare quel preciso momento è stupendo. Fa male come un coltello, ma non lascia nulla sulla pelle.

Domani tornerò ad occuparmi di me, di tutto, ma adesso mi fermo su quel ricordo, quel momento preciso che ricordo perfettamente.

PS: caldeggo l’ascolto molteplici volte di Say Goodbye della Dave Matthews Band. Non può essere così perfetta solo per me. Forse tutti hanno diritto, per un giorno, ad essere più idioti di un tronista di Maria De Filippi. Io non stavo poi così male. Mi spiace per la signora della fila nove, posto J, che penserà di aver fatto il viaggio con uno schizzofrenico. Ma se solo la signora potesse immaginare la metà di quello che io sono stato costretto a vivere, piangerebbe con me. Allora io non piangerei più, limitandomi a un ben più macho broncio.

Meno male

PS: ricordo tutto, o ricordo tutto quello che voglio ricordare. Ricordo soprattutto che è stato stupendo perdere le nostre ore a parlare, seduti sull’erba, e trovarsi dentro l’alba di un sole qualsiasi a Milano. Smettendo di colpo di essere amici, per diventare amanti. Quello ci ha ucciso, piango per quello. E’ stupendo.

Per chi volesse tornare alla dura, mera, realtà, vi basti pensare che sto scrivendo affacciato su un balconcino che da sulla Porta del Sol, a Madrid. Esattamente due metri sotto di me un cazzo di stronzo ubriacone di merda sta suonando la cornamusa da tre ore senza smettere. Maledetto l’alcool e tutti gli inglesi alcolizzati. Benedetta Madrid, che mi aspetta sempre per mettere in scena questo stupendo casino. Io fumo, scrivendo al computer, in camicia e mutande. Pochi alzano gli occhi per guardare. Al massimo troverebbero una faccia con un broncio provvisorio.

 

 

 

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