Janet, Naked e altri risvolti del capodanno

Nella titanica impresa di razzolare tutta la frutta secca disponibile sul pianeta, mia nonna, per ogni 31 dicembre che ha passato, girava con il grembiule a fiori pieno di noci e nocciole. Armata di schiaccianoci fin dall’alba, ruminava allegramente per la casa, pulendo e preparando per il grande cenone i cui invitati, io e lei, si rendevano disponibili fin dalle sette in punto. Al cenone era assolutamente vietato ricordare alla nonna del suo diabete e della straordinaria sfida che intraprendeva ogni volta che si sedeva a tavola. Mia nonna ha reso la curva glicemica una pura teoria da dilettanti, divorando per anni tutto il campionario del Mulino Bianco e succhiando avidamente due caramelle alla volta. Solo nell’ultimo periodo, il tramonto deciso e rapido, quello costellato di badanti ucraine, russe e moldave, gli zuccheri in tutte le forme commestibili erano nascosti in credenze e armadietti non raggiungibili da una arzilla signora di ottanta e passa anni con i femori di pastafrolla. Per questo, ogni volta che andavo a trovarla, le davo clandestinamente una decina di caramelle che finivano nel reggipetto, tra la tetta destra e l’ascella. Tornando al capodanno, al cenone di gala era anche vietata l’assunzione di qualsivoglia bevanda liquida se non tramite risucchio. Il risucchio doveva essere tanto abbondante quanto il gradimento per la bevanda stessa. Così per un bicchiere d’acqua bastava un risucchio semplice e deciso mentre per il Moscato Dolce si imponeva un risucchio forte e continuato. Noi abituee della Corrida di Corrado, il capodanno lo festeggiavamo verso le 22, con l’inesorabile caduta della nonna in un sonno profondo esattamente sopra il telecomando. Ero così forzato alla visione ininterrotta del capodanno Rai. Non ho indagato ma credo siano previsti dei rimborsi per questo genere di violenze domestiche. Solo allo scoppio dei primi botti per strada un sussulto della nonna mi permetteva di rapinare il telecomando, ma ormai era troppo tardi. Il sonno aveva la meglio. Erano gli anni in cui ero troppo grande per stare buono e zitto in un passeggino al seguito dei miei genitori e troppo piccolo per stare con le mie sorelle, alquanto impegnate nel capodanno anni 80, quello in cui bisognava presentarsi con pettinature e abiti ridicoli e dire cose come "sfitinzia e galletto". La vita ricominciava alla mattina del primo gennaio, con l’autobus che faceva il giro veloce della circonvallazione, solcando la Milano deserta post bagordi. Non c’era bisogno di una via per Craxi perchè c’era direttamente Craxi e Berlusconi non aveva ancora scoperto la chirurgia estetica e quindi sembrava più vecchio di oggi. In compenso c’era una diffusa e infondata idea di benessere e ricchezza, per cui ci si poteva fermare a fare colazione con le paste calde. Io, mia nonna e gli ultimi reduci del festeggiamento. Un corteo di rutti alcoolici salutava il nostro ingresso in pasticceria. Il resto del viaggio lo passavo a togliere lo zucchero a velo dal vestito della nonna stando attento a non intaccare il duro strato di cipria che rendeva il petto lucido e uniforme. Erano gli anni in cui al 31 dicembre chiudevi i conti con il tuo anno e al primo gennaio riaprivi bottega sereno e felice. Crescendo riesci a farti un’idea più dettagliata sia del diabete sia della vita e non trovi più problemi che scompaiono con i botti. Adesso sei tu quello in coda in pasticceria, con l’alito demolitore e l’occhio talmente pesante da sfiorare il ginocchio. Durante le vacanze di natale non hai i compiti, ma tendi a trovarteli in ogni caso. Cerchi disperatamente di mettere ordine, fuori e dentro, con il risultato di buttare fuori tutto quello che hai dentro.

Oggi ho messo a posto la libreria, senza fare sostanzialmente nulla se non spostare Carver vicino a Buckowsky, allungare il posto per Pennac, trovare uno spazio per la Vargas e per Sedaris e perdermi nei ricordi. Ogni libro ha la sua storia su carta e la sua storia intorno. Quello che succedeva intorno al libro lo sappiamo solo io e il libro. Per questo ammiccavo a Neruda, che era lì quella notte di fuoco passata a tentare di fare l’amore ovunque. E poi ridevo davanti a Seneca, usato come posacenere durante un tentato abuso di ogni cosa fumabile al mondo. Osservando le storie intorno ai miei libri mi sono trovato felice di avere ancora un sacco di spazio per altri libri e altre storie intorno.

Come tutti gli anni pari, anche questo 2010 servirà a rimediare i grandi danni dell’anno dispari che lo ha preceduto e come il saggio Checcuzzo ha scritto: peggio del 2009 non si può quindi sarà un buon 2010.

 

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