La critica discordante sull’Expo

Faccio la coda alla posta, insieme ai miei amici over settanta. Vado all’Esselunga a orari impensabili, scoprendo addirittura l’esistenza di un piano superiore, solitamente non raggiungibile causa ressa di ansiose madri carrellate. Poi compro il giornale, che sono uno che si tiene informato. Vado fino alla tintoria di via Bergamo, che è molto meglio delle vetrine di Amsterdam, dato che il vecchio proprietario assume solo dalla quarta in su e le accaldate stiratrici posano plastiche in vetrina mentre stirano svogliate le camicie azzurre. Poi mi siedo sulle panchine di Viale Lazio, sfoglio il giornale, sbocconcello un pezzo di focaccia, cerco di tenermi sveglio. Per il primo caffè del pomeriggio prediligo la bocciofila di via Dei Fontanili, cosicchè per la sigaretta posso tranquillamente passeggiare nel quartierone nuovo di zecca che hanno infilato tra i Magazzini Generali e il nulla di via Ripamonti. Seguo l’andamento di diverse partite di scopa, il lusso dello spettatore. Raramente supero le quattro parole all’ora, e generalmente è per comprare tabacco o focaccia. Ho alcune scadenze mondane, la dichiarazione dei redditi, il dentista ansioso di scavare dentro le mie ossa, la banca che non ha sportelli che è tanto figa finchè non hai bisogno di uno sportello, l’assicurazione fatta, chiusa, riaperta, richiusa. Ma si sa, non può essere tutto perfetto. Leggo un libro aziendalista, per tenermi in forma, per non tagliare il filo rosso che mi ricollegherà al mondo. Leggo Pennac, più per lui che per me, e poi leggo Cristan Maksim. Ottimo incipit, grande titolo, bella foto, speriamo in bene. Ah, cammino piano, come quelli con il catetere. Non so di preciso perchè, ma mi fa stare decisamente meglio. In moto non metto mai la terza, e mi guardo bene dal superare le macchine. Faccio la coda anche dal panettiere, senza sgomitare. Faccio passare avanti i nonni in edicola, al bar aspetto che si liberi il banco. Perchè in questi giorni sono l’uomo più ricco del mondo. E posso fare quello che voglio. L’uomo più ricco del mondo può fare sempre quello che vuole. E io lo faccio. Perchè la mia ricchezza, a tempo determinato, è il mio tempo. Tutto il tempo di una giornata.

PS: si, è vero, leggo la mail a giorni alterni, però le leggo tutte. Poi mi forzo di rispondere, ma non ci riesco. Ma prometto che lo farò

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