Please welcome to Amarcord time

Racconto con voce narrante profonda. In sottofondo colonna sonora composta da Operation Ivy, BB King, Giuliano Palma, Nofx  e due dita di Mina. Per una corretta preparazione alla lettura si consiglia caldamente di provare a ricordare qualcosa di estremamente piacevole, ma non tramite l’evento, bensì con una sensazione, un profumo, un momento, un sapore, o quella maledetta canzone.

Io ricordo. E ricordando mi miglioro. Ricordo, ad esempio, di aver amato alla follia il Viaggio. Ovunque, con chiunque, il movimento verso. Il Viaggio. E in quel viaggio ero accompagnato da persone e cose che sono ancora con me. Come quella ridicola maglietta dei Satanic Surfers, che è arrivata a Milano con un inconfondibile odore di marcio. Io ricordo il profumo, che ogni tanto ritrovo per strada, e che mi paralizza ancora. Non ricordo la persona, ma ne ricordo il profumo. Non ricordo le sue parole, ma difficilmente dimenticherò la sua pelle, stretta contro la mia, in una piccolissima camera di Bilbao, che pensavo essere la camera più bella di tutta la Spagna. Io ricordo il respiro rotto, l’asma folle per le troppe sigarette, fumate intorno all’insopportabile odore di marcio che assediava la stazione di Lambrate. Io ricordo Giulia, ricordo di averla baciata, come se fossimo da sempre stati insieme, mentre dieci minuti prima avevo creduto essere davanti alla donna della mia vita, un’altra. E ricordo di aver promesso a Giulia che sarei corso a Roma il prima possibile. E di esserci andato dieci anni dopo, nello stesso giorno. Ricordo di aver detto ti amo a tre donne, e di averne amate almeno otto. Ricordo il giorno in cui ho scoperto che si può amare alla follia anche un amico. E ricordo tutti i pomeriggi rubati al lavoro, passati a cercare i rospi nei canali dei campi intorno a Milano. Ricordo di aver scelto di non smettere mai. E quel pomeriggio in cui ho deciso che Aureliano era un ottimo nome per un figlio, ma senza una donna con cui farlo. Ricordo l’odore di benzina e olio, e la Vespa finita dentro un fosso, vicino alla tangenziale. E quando, sdraiato sul tetto della Panda cercavo le stelle sopra Milano 2 fumando la migliore erba che l’Università Cattolica avesse mai conosciuto. Ho spillato almeno 600 litri di birra per pagarmi una vacanza passata a bere birra. E più vado avanti, più questo posto si affolla di persone, oggetti e odori. Volevo ricordare solo alcune cose. L’intenzione era quella di scrivere un racconto, con qualche piccolo punto di riferimento. E invece sono immobile davanti al pc, e al posto del racconto c’è un fiume.  Sotto il cielo di Milano ho brindato, fatto l’amore, pianto e bestemmiato, ho rischiato di essere arrestato, picchiato e anche caricato. Ma ho amato. Cose, persone, cani, racconti, libri, film, strade e nuvole. Ho amato. I ricordi arrivano come pellegrini. La memoria è un santuario, il ricordo è qualcosa di sacro. Essere ricordato può diventare un ossessione. Abbandono l’idea di scrivere un racconto. E mi ritrovo a ridere di tutto questo passato. E ricordando tiro fuori molte cose importanti. Forse questo periodo di meditazione ha raggiunto una sua fine ideale, o forse è un altro inizio. Forse uno innamorato del Viaggio non può pretendere di fermarsi. Amare significa accettare che l’amore abbia la priorità su tutto.

Cercavo qualcosa che mi facesse sentire autorizzato a questo bagno di memoria. E ho scoperto di un piccolo grande esercito di persone che considerano il ricordo come un pezzo fondamentale. E forse questo mi ha fatto sentire ancora meglio. La stessa sensazione che hai parlando con un amico, che si ricorda…

Post Scriptum: purtroppo dell’originalissimo racconto che avrebbe dovuto essere scritto nel tardo pomeriggio di sabato 22 aprile 2006, con il provvisorio titolo di "l’Ispettore Bregaz e la salma misteriosa" nessuno avrà notizie. Dalla principale idea di pennellare le sembianze del misterioso Ispettore Bregaz sui tratti del meno famoso Zio Attilio ( zio dell’autore, titolare di una prestigiosa trattoria sulle montagne emiliane, conosciuto per i suoi baffi, la sua pelata lucida e le battute in emiliano con più bestemmie che parole), l’autore ha iniziato un viaggio a ritroso nella memoria. Attualmente è seduto davanti allo stereo del soggiorno di casa, impietrito davanti a "Lorenzo 1993", primo Cd acquistato nella sua vita, del quale ha deciso di ascoltare in loop tutte le canzoni. Nel frattempo, armato delle poche fotografie che possano confermare i suoi ricordi, si accende una sigaretta, fatta di tabacco Old Holborn, con cartine sottili Rizla, esattamente come da dieci anni a questa parte.

"I ricordi sono forse la cosa più importante per cui si possa dire sorridendo: ne è valsa la pena" G.G. Marquez  

10 pensieri su “Please welcome to Amarcord time

  1. Ricordo Lorenzo 92 e Lorenzo 94. Il 93 mi sfugge, ma posso sbagliare, certo……

    A volte, però, il ricordo è voler fuggire dal presente nel quale viviamo. Come una voglia esagerata di scappare verso mari più calmi degli attuali. Non sempre il ricordo è reale.

  2. Io penso che non si rimpianga tanto l’azione in se, quanto lo stato in cui ci si trovava in quel momento…motivo per il quale la stessa identica cosa, fatta in un altro tempo, non porterebbe alle stesse sensazioni.
    Lasciandoci una sorta di retrogusto amaro.

    Dott.3ImaginaryBoys

  3. Gentile Anonimo,
    chiedo venia per l’imprecisione del ricordo.
    A questo punto credo si tratti del 1995. anche se permangono dei dubbi atroci….

    Lorenzo Cherubini, (classe 1966) in arte Jovanotti, esordisce a vent’anni a Radio Deejay, sotto l’egida di Claudio Cecchetto. “Il Grande Boh!” Non rappresenta il suo esordio come scrittore, poiché “Yo, brothers and sisters” lo ha già fatto incontrare con il mondo letterario. Ma è la musica a costituire la sua grande passione e a segnare la sua vera crescita interiore e professionale. Gli album pubblicati, senza contare alcuni singoli legati a particolari eventi (come “Cuore” scritto in occasione della tragica scomparsa di Giovanni Falcone), sono le tappe di un complesso percorso musicale che si è via via arricchito quanto a generi ed influenze. Jovanotti ha intensificato tours e collaborazioni, si è esibito con artisti di fama internazionale (Pino Daniele, Bono Vox, Luciano Pavarotti), ed ha visto i suoi successi ancorarsi saldamente alle classifiche.
    Negli ultimi anni, poi, Jovanotti ha rafforzato il proprio impegno politico e sociale che lo ha portato fra l’altro ad essere promotore della cancellazione del debito pubblico con i Paesi del Terzo Mondo: un bel cambiamento, soprattutto agli occhi di una certa critica, per il giovanotto che alla fine degli anni Ottanta intratteneva per ore alla radio centinaia di ascoltatori emulando il Robin Williams di “Good Morning Vietnam”.
    Nel 1998 pubblica “Il grande Boh!”, il libro di Lorenzo Cherubini tanto atteso dalle folle di ragazzi che vanno in tilt negli stadi quando lo ascoltano cantare o anche solo lo vedono sul palco. E’ un libro di ricordi e di pensieri, non ancora sistemati in un ordine definitivo ma già divisi in blocchi molto chiari: l’Africa e New York, il della Patagonia del 1998 e la storia quasi giorno per giorno della creazione del disco l”‘Albero”.
    Nel 2002 esce l’album “Il quinto mondo”, belle parole, ritmi sempre coinvolgenti, sia nei lenti che nei brani più movimentati, e melodie che si fanno ricordare e cantare.

  4. Lollipop è la girl-pop band prodotta da Warner Music Italy, formata da 5 giovani ragazze, che sono state selezionate e scelte su oltre 6.000 aspiranti dive in una durissima selezione documentata, negli ultimi due mesi, dal programma di Italia1 POPSTARS condotto da Daniele Bossari. Le 5 ragazze sono state scelte il 28 febbraio 2001, dopo 6 mesi di duro casting per gli autori che si è svolto in 8 città. Per 33 giorni le ragazze sono state “recluse” a Milano in una casa tipo “Grande Fratello” in versione pop. Lo scopo di tutte le ragazze era solo uno, diventare artiste ed incidere un disco. Il 30 marzo 2001 le Lollipo hanno pubblicato su etichetta WEA Records il loro primo cd-singolo “Down Down Down” che ha riscosso subito uno straordinario successo: ha conquistato i primi posti della classifica e il Disco di Platino. Le Lollipop in pochi mesi si sono ritrovate ad essere un punto di riferimento per migliaia di teen-agers italiani. Ogni loro apparizione e performance in locali, radio e tv ha riscosso uno straordinario consenso di pubblico. Il loro primo album, dal titolo “Popstars”, è uscito il 1° giugno 2001: 11 brani in puro stile pop-internazionale, cantati in inglese, interpretati con la forza e la passione delle Lollipop. Il 30 novembre 2001 è uscito nei negozi il terzo singolo WHEN THE RAIN, estratto dal fortunato album POPSTAR. Il successo delle Lollipop viene suggellato nel dicembre 2001 quando il brano “Batte Forte” da loro interpretato e composto da Luigi Rana, Vanni Giorgilli ed Antonio Blescia, viene selezionato dalla Commissione Artistica per partecipare alla 52° edizione del Festival di Sanremo nella categoria BIG. Il Festival di Sanremo si terrà dal 5 al 9 marzo 2002. L’8 marzo 2002, WEA Records pubblicherà il singolo sanremese “Batte Forte” ed una nuova versione del fortunatissimo album Popstars”, L’album “Popstars” (2 cd al prezzo di 1) si arricchisce di una nuova parte grafica, un secondo cd di remix, molti dei quali inediti e, soprattutto, del singolo “Batte Forte”.
    (biografia aggiornata al 26-02-2002).

    E con ciò?

  5. Anonimo brutta testa di cazzo

    Da cui CAZZO:
    Cazzo è un termine volgare e di uso comune, presumibilmente di derivazione dialettale, ma in uso già nella letteratura rinascimentale, usato per indicare il pene. Il suo omologo femminile è fica, frutto della stessa selezione fra le definizioni locali, dialettali e regionali.

    Fra le centinaia di definizioni locali, dialettali e regionali (è noto l’uso che provocatoriamente ed a fini di richiamo commerciale se ne faceva negli anni Sessanta e Settanta – all’interno di un cercato turpiloquio – al ristorante Meo Patacca di Roma) è entrato, taluno afferma di diritto a causa della diffusione del suo uso, nella lingua italiana.

    L’etimologia del termine è incerta: potrebbe essere una contrazione di capezzo (da capezzolo), derivato a sua volta dal lemma di lingua latina capítium (sul calco di càput, capo); quindi potrebbe significare piccolo capo. Ugualmente, potrebbe essere derivato da cassus che sempre in latino indicava l’albero maestro (termine che nella nautica è riferibile all’albero principale); a quest’ultimo aspetto, quindi, potrebbe far riferimento il nome volgarizzato dell’organo riproduttivo maschile, il pene appunto, nella sua posizione eretta

    TESTA DI:
    testa di cazzo (ma anche cazzone): persona ignorante o stolta, priva di raziocinio, totalmente refrattaria a qualsiasi tentativo di farla ragionare (può essere riferito anche a una donna); è talvolta enfatizzato dall’aggettivo neutro emerita [testa di c.];

    era una notazione per semplice riporto culturale come quella che qui segue

    La parola, idealmente seguita da un punto esclamativo, viene spesso usata come interiezione o reazione di sorpresa/opposizione rispetto ad un evento del tutto inaspettato e/o sgradito. Questo uso, tuttavia, viene considerato piuttosto volgare e disdicevole (non a caso nel doppiaggio in italiano dei film in lingua inglese sostituisce spesso l’esclamazione “fuck!” (letteralmente fòttere). Provocò invero una certa sensazione negli anni ’70 l’esclamazione di questa parola da parte di Cesare Zavattini in un programma radiofonico, in epoche in cui alla RAI la lista delle parole vietate comprendeva anche il “piede”.

    ma, etimologicamente, sei una testa di cazzo.

  6. Parli di amore per il viaggio e subito mi viene in mente una delle mie poesie preferite Itaca di Kavafis

    Quando ti metterai in viaggio per Itaca
    devi augurarti che la strada sia lunga,
    fertile in avventure e in esperienze.
    I Lestrigoni e i Ciclopi
    o la furia di Nettuno non temere,
    non sara` questo il genere di incontri
    se il pensiero resta alto e un sentimento
    fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
    In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
    ne’ nell’irato Nettuno incapperai
    se non li porti dentro
    se l’anima non te li mette contro.

    Devi augurarti che la strada sia lunga.
    Che i mattini d’estate siano tanti
    quando nei porti – finalmente e con che gioia –
    toccherai terra tu per la prima volta:
    negli empori fenici indugia e acquista
    madreperle coralli ebano e ambre
    tutta merce fina, anche profumi
    penetranti d’ogni sorta; piu’ profumi inebrianti che puoi,
    va in molte citta` egizie
    impara una quantità di cose dai dotti.

    Sempre devi avere in mente Itaca –
    raggiungerla sia il pensiero costante.
    Soprattutto, non affrettare il viaggio;
    fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
    metta piede sull’isola, tu, ricco
    dei tesori accumulati per strada
    senza aspettarti ricchezze da Itaca.
    Itaca ti ha dato il bel viaggio,
    senza di lei mai ti saresti messo
    sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

    E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
    Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
    gia` tu avrai capito cio` che Itaca vuole significare.

    Grazie ancora Franz per quello hai scritto, mi hai mosso ricordi su ricordi. Alex Bianchi

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