L’ora d’aria

 

Ovvero breve etimologia della pausa pranzo e dei fenomeni paranormali correlati ad essa.

universalmente conosciuta come Pausa Pranzo, l’ora di pausa che solitamente va dalle 13 alle 14 è oggetto di studio di molti sociologi per le evidenti deviazioni mentali che da essa derivano. Proviamo a classificare. Innanzi tutto lo status sociale del cittadino è determinante. Difatti un dipendente trascorre in modo diverso la pausa pranzo da un titolare o un autonomo. Per i dipendenti le alternative sono poche: i bar della zona. In ogni zona ci sono diversi bar. Il cavallo di battaglia è l’insalatona. L’insalatona è una ciotola di insalata, appunto, addobbata per assomigliare a un pasto completo. Vero must per tutte le creatrici di diete fai da te, l’Insalatona ha diverse sfumature di colore in correlazione al tipo di bar frequentato. Il bar medio basso serve le sue insalatone con le uova verdi e il formaggio arancione. I pomodori sono mollicci e il mais è quasi allo stato di trasformazione in pop corn. Ovviamente, il bar figo, quello con i camerieri fighi e i nomi dei panini cool, ha un’insalata perfetta. Il prezzo oscilla, in un vero e proprio cartello, tra i 4 e i 7 euro. Si, sette euro. Si si, sette euro. Alternativa all’insalata è la Piadina. Ogni bar ha la sua, ma la cotto-mozzarella è una assicurazione per evitare di prendere pesanti inculate. Difatti tutti i baristi, reduci dalle ferie a Santo Domingo o sul Mar Rosso, personalizzano le piadine con salse di loro creazione ispirate dai bei ricordi. Alle lamentele dei clienti schifati rispondono malinconicamente " A Santo si mangia così". Prezzo tra i 4 e i 6 euro. Al panino si sta sostituendo lentamente il primo surgelato, ottimo per la salute del fegato e per la pancetta. Oltre al bar ci sono i Cafè. I cafè ( pronuncia cafeeee) sono, solitamente, in centro città. Li non si mangia una insalata: si mangia l’Insalatona. Se tra gli ingredienti non vi è percettibile differenza, nel prezzo si avverte un lieve e costante dolore nella zona basso lombare altrimenti detto "dubbio dell’inculata". La Pizzeria rimane una alternativa calorica ma pur sempre valida. Il pizzaiolo è nel 98 % dei casi egiziano. Ci tiene a farvi pesare che sa fare la pizza e maneggia l’impasto facendo dei numeri da Silvan. A volte la pizza è talmente bassa che non si trova. Il prezzo è modico ma il vero rischio è il torpore della Sfinge, altresì conosciuto come abbiocco letale. Il Focacciaro, o panettiere, fa della focaccia un arte. Pagando al kilo, ti senti felice dei due etti di zucchine che ti ha messo sopra fino a quando non arriva lo scontrino. Il Focacciaro medio è in grado di produrre delle incredibili variazioni sul tema " Pesanti e Contenti". Salamella e Zola, Cipolle e Taleggio, Olive e Olio Piccante.  Il Foccacciaro del centro città ha tra le sue proposte anche la focaccia macrobiotica e il pane integrale, per adattarsi alla zona "addominali di Costantino". Ultima possibilità il Self Service. Solitamente frequentato da una massa immane di dipendenti di tutte le aziende della zona, il Self Service è l’inferno dantesco di chiunque abbozzi a una dieta corretta. Si entra convinti di mangiare poco e bene e si esce con un conto da Gualtiero Marchesi e due etti di fritto misto sulla panza.  La ressa è immane e l’imbruttimento porta a picchiarsi per la fila alla cassa e a ciularsi i condimenti dai tavoli.  Categoria a se è il ristorantino. Di esclusiva dei rappresentanti di tutte le categorie il ristorantino è un posto appena fuori città in cui ci si reca in base al parcheggio. Più BMW ci sono fuori meglio è. Solitamente lo si fa per pranzi di lavoro, ma il ristorantino è una droga sociale. Si cerca in tutte le zone l’ammasso di SuV e di Cabrio e si parcheggia frenetici. Come si mangia non si sa, tanto… paga l’azienda.

Analisi sociologica scritta in seguito al trauma subito da qualche giorno a questa parte: da quando al tranquillo self service davanti all’ufficio sbarcano 27 autobus navetta di tutte le aziende della zona, che scaricano eserciti di formiche. O il digiuno o la guerra

 

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