Comunque, si

Mi ci vorrà tempo per scrivere questa storia. E non ho fretta. Io e Anna ci apparteniamo da sempre, così dicono le nostre lettere. Anna non sa nascondere la paura e io non so camminare sui dubbi, così ci incontriamo al confine, una linea ben definita alla fine delle sue paure, appena prima dei miei dubbi.

Io porto una sedia pieghevole, perchè a volte si tratta di aspettarla per ore. Anna comunque arriva. Camminando piano.

Non credo sia il tempo per scriverne oggi. Raccolgo solo le sue parole. Mi ha guardato, e mi ha chiesto: vuoi essere mio amico. E io mi sono fermato, nel senso che si è fermato il respiro, il cuore, anche le palpebre. E ho detto si.

Anna e io abbiamo iniziato così, con una bugia. O forse con una illusione.

O forse con un confine.

La storia che vorrei scrivere è questa qui. Quella dei confini. Quella delle paure.

L’altra sera sono andato a controllare su Amazon l’ebook di Satelliti. La sensazione è quella di aver mandato un figlio a prendere il latte da solo, con una moneta da due euro. In un negozio ne troppo lontano ne troppo vicino. Sei comunque preoccupato, ma sai che non succederà niente di drammatico. Così controlli dalla finestra. E intanto ne approfitti per controllare i gerani dei vicini.

Ho trovato il mio ebook immerso in una complicata classifica. Complicata perchè era piena zeppa di titoli assurdi: La Morte e L’Amore. Destini Fatali. La Regina delle Montagne. Cuori Uniti.

Sembrava una cospirazione internazionale per i titoli brutti.

E mi fermavo sulle copertine. Proiettili, tacchi dodici, tettone, baffoni. Dopo Narcos, è tutto così noioso.

E ho spento il cellulare e mi sono messo a fumare alla finestra.

Davvero guardando i gerani del vicino. Che ha anche i gelsomini e un fico d’india. A Milano. Che invidia.

Io vorrei scrivere solo storie che mi piacciono, ho pensato. Satelliti mi è piaciuto, mi ha fatto bene, mentre mi faceva male. Così è.

Scriverò di me e Anna. Penso avremo tempo di farlo. Di raccontarci, e di fermarci a pensare.

E’ la prima donna che mi ha chiesto: vuoi diventare mio amico?

E’ la prima volta che mi è sembrato di sentire: resta con me per sempre, inizia da una definizione, che ne ho bisogno. Poi vedremo.

Per questo vorrei scrivere di confini.

Vorrei anche scrivere una cosa che avevo iniziato nel 2013, proprio sui confini. Ma alla fine non posso usare la scrittura come un terapista. Quella roba lì è morta e sepolta. Al confine con il passato.

Poi, la sera, riprendo la mia sedia e vado al confine. Mi siedo e lei arriva.

Dicono che gli amici siano così.

Comunque, si.

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