Bird: la leggenda del passero

Annoiata, Emilie era solo annoiata. Terribilmente annoiata a dire il vero. Rollava sigarette sempre più sottili, che poi fumava solo per qualche tiro e lasciava spegnere nel grosso vaso di terracotta vicino alla piscina.

Un gatto, bianco e grigio, dormiva sul primo scalino di marmo, davanti alla strada. Dall’altra parte il mare, poco più sotto il porto, con i traghetti che scaricavano turisti sudaticci e bianchi.

Aveva portato i vecchi sandali con cui aveva fatto, qualche anno prima, tutto il Nord Africa a piedi. Le ricordavano la libertà, l’Africa, il passare degli anni. Erano rovinati, sporchi, consumati, in poche parole inguardabili.

Davvero poco adatti alla piscina, all’isola, a quel clima elegante e godereccio. Qui la gente sorride, con larghe camicie di lino, la pelle con le rughe del sole preso per sei mesi l’anno, la salsedine che imbiondisce le ciglia e le barbe. Sono tutti eleganti, come dovessero festeggiare il sole, l’estate, la vita. Una grande messa laica in cui quei sandali poco potevano centrare.

Un boato, il traghetto delle dieci, aveva svegliato il gatto, che pigramente aveva alzato il muso. Stirandosi sul gradino si era messo, incuriosito, a guardare i sandali.

Emilie si accese una sigaretta, osservando il gatto.

Forse avrebbe potuto andare al mare, a passeggiare verso il porto, o a bere un caffè in uno dei bar davanti alle spiagge.

Il gatto era sceso dal gradino, avvicinandosi ai sandali.

La palma non proteggeva più dal sole, che adesso con un caldo potente, aveva inondato quell’angolo di piscina.

Era ora di fare qualcosa, anche solo di alzarsi.

Emilie si alzò, premendo le mani sul marmo, pigramente.

Fu allora che il gatto fece uno scatto, prendendo in bocca il sandalo sinistro e scappando fuori, verso il mare.

Emilie rimase in piedi, ferma.

Il vecchio portiere dell’albergo uscì di corsa urlando in dialetto. Il gatto, probabilmente, era già arrivato al mare, o chissà dove, e sicuramente un vecchio sudato e sovrappeso non lo avrebbe potuto raggiungere.

Emilie sorrise, restando ferma.

Poco dopo il portiere tornò, ancora più sudato.

– è quel dannato gatto, signora. Le chiedo scusa.

Emilie non sapeva cosa dire.

– viene solo nei giorni di Levante, credo venga dalle case alte. Li danno da mangiare ai gatti. Idioti.

Emilie non sapeva davvero cosa dire. Guardava il sandalo destro, solitario, per terra. Non sapeva più di nessun ricordo, quel sandalo. Aveva perso l’Africa, il passato, era solo un sandalo rovinato.

– è per via del passero. Conosce la leggenda del passero signora?

– no, non la conosco.

– è la storia più famosa della nostra isola, mi permetta di raccontarla, si sieda.

– le posso chiedere un caffè, prima?

– certo, le porto anche delle ciabatte, così può scendere in paese a comprare delle scarpe nuove.

E fu così che Emilie cancelló dalla sua vita un pezzo di passato e anche la noia.

Per via del Passero.

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