A Natale, ovviamente

Pensare a com’era bello, il caldo del parquet della camera, il buio della notte della Vigilia, Milano e le sue notti di Natale, di semafori lampeggianti, strade deserte, freddo,  a volte neve.

Poi ti fermi un secondo, e pensi, il peggio sta passando. Non è proprio passato, ma sta passando.

Il Natale fa un po’ male, quando cresci, se cresci, perchè sei tu che ti metti lì, seduto come un pensatore greco, a scavarti nelle ferite con la lama affilata del rimpianto, con il pugnale degli errori. Sono armi che si imparano ad usare troppo tardi.

Sono sdraiato su una poltrona da barbiere, in un negozio nuovo di zecca, pieno di gente che da più attenzione alla sua barba che alla sua vita.

Mi fa sempre ridere un sacco, questa cosa degli uomini che spalmano prodotti per la cura dei peli ad altri uomini.

Ma poi mi perdo in quest’ora di attenzioni eccessive per le mie basette e per i miei peli, come se prendessi una pausa da tutto questo lottare, combattere, amare, correre.

Mi incazzo meno, quando ho la barba ordinata. Forse, mi piace credere, mi incazzo meno quando sono ordinato.

Mancano una manciata di giorni a Natale, quella settimana prima in cui da ragazzo sognavi ad occhi aperti, immaginando l’incredibile dei regali. Quella settimana in cui adesso, da uomo, oltre a curarti della tua barba per non far arrabbiare la tua fidanzata, che trasandato non vai bene, vorresti nasconderti dietro a un valido alibi, un’influenza, una piccola polmonite, insomma qualcosa che si possa risolvere poi per il 27, per scomparire dolcemente, sottrarti alla tortura di questi pranzi, di queste cene, dove si fa un sacco fatica a pulire il pesce dalle lische, a pulire le chiacchiere dalle solitudini, a sorridere davanti a una storia che non fa ridere ne pensare.

Esco, nel freddo gelato, con una barba in ordine e le mani giunte e cammino.

A me i bilanci mi escono facili.

Perchè sono uno che non ha mai smesso di fare bilanci. Soppesare cose, analizzare emozioni, capire le persone, affrontare le difficoltà, trovare risposte. Sono cose che mi vengono facili, quasi quanto dimenticare un appuntamento o una cena. Sono io. Così.

Salgo in macchina, e mi viene una voglia incredibile, pungente, drammatica, di andare al mare.

Adesso.

Sarà buio e freddo, ci sarà solo il rumore assordante delle onde, e il vuoto che riempie il cuore, quello del mare d’inverno.

Me lo diceva anche mia madre, la vita va vissuta per amare.

Mi guardo nello specchietto retrovisore e sorrido.

Sono bravo a far bilanci.

Sorrido.

Sono anche bravo a prendere gli errori degli altri e trovarci una via di uscita.

Sono anche bravo a ridere insieme a chi piange.

E mi ritrovo qui, a pochi giorni da Natale.

No, non sarei sincero a dirti che sono felice. Sono sereno, sto bene, osservo le piccole tempeste che minacciano la mia barca, mentre accarezzo il legno, è stato un anno davvero difficile, per una barca così piccola.

Ecco.

Vorrei andare al mare.

Per fermarmi.

A Natale, ovviamente

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