Dicembre

Si erano incontrati davanti a una delle porte d’ingresso, forse la 64, dell’aeroporto, in un venerdì pomeriggio, di valigie, odore di nafta, rumore di aerei, pensieri stipati nelle borse e la sensazione di non voler tornare. In nessun posto. Si erano presentati, scontrati, a dire il vero, proprio sotto la porta. Avevano bevuto caffè, riso delle piccole disavventure, sospirato ricordando del vino della Valley, come lo avessero bevuto davvero insieme. Si erano baciati sicuri fosse una cosa su cui sarebbe stato facile soprassedere, le cose che lasci in aeroporto distrattamente, poco prima di partire, fogli, bottiglie, scontrini, baci sospesi.

Era dicembre. Un venerdì dopo il Ringraziamento, prima di Natale, quella serie sfortunata di venerdì che sembrano brutta biancheria intima appesa fuori da una finestra ad asciugare. Cadesse, nessuno scenderebbe in strada a cercarla. Come quei venerdì, che se passati senza niente di speciale sono una parentesi sospesa,l’inutile punteggiatura del calendario.

Tornavano a casa, tutti e due sapendo bene cosa volesse dire partire, quanto pesasse tornare, quanto avrebbe lasciato quel viaggio, l’ennesimo, ancora un graffio all’anima, l’ennesimo, credi sempre si tratti dell’ultimo, ma hai un’anima più dura di quanto pensassi.

Scrivimi, aveva sussurrato lei, senza nemmeno crederci, ma sorridendo di desiderio, illusione e brillando di una bugia innocua, mentre stavano sotto un grande albero di Natale, pieno di palle blu cobalto e di luci calde.

Lo farò, aveva risposto lui accarezzando il pensiero di farlo davvero insieme ai suoi capelli.

Scrivimi, aveva aggiunto lei, qualcosa di stupido e ridicolo, come il Natale.

Si sentiva odore di cannella, la California sa di cannella come tutto il resto d’America, se proprio è necessario precisarlo. Sembra sempre possa restare sui vestiti per giorni, l’odore della cannella, che invece resta dove lo hai respirato, ad aspettarti al tuo ritorno, come un addio che promette di essere un benvenuto, una promessa di ritorno.

Erano passati anni, persone che misurano gli anni in viaggi. Viaggi che misurano le persone in anni, la semplice complessità delle vite che sfuggono al controllo del tempo, la sensazione di deja vù, essere stati qualcuno in un posto, non ricordando bene chi e dove.

Stagioni, situazioni, vite incrociate.

Era dicembre, ancora. Ritorna, dicembre, tutti i dannati anni. Come un monito, una scadenza, un segnalibro, da lasciare in una pagina, bella, bellissima, orribile, da dimenticare, talmente brutta da lasciare il segno. Dicembre è il segnalibro delle vite degli uomini, lasciato in una pagina, chiuso un capitolo, l’estasi del nuovo, il reflusso del vecchio.

Era dicembre, ancora.

Molti dicembre dopo quel bacio di cannella e bugie sospese prima delle feste, proprio sotto un grande albero.

Era impossibile, sembrava impossibile, ritrovarsi.

Quello che sembra impossibile, lo impari dopo qualche dicembre, rimane l’unica certezza. La vita è un quadro.

Sicuramente.

Surrealista.

Sicuramente surrealista.

Si erano ritrovati, solo guardandosi si erano riconosciuti. Si erano avvicinati. Si erano lasciati stupire, gli occhi grandi, un sorriso.

Ho pensato a qualcosa di davvero stupido da dirti, aveva detto lui.

Ce ne hai messo di tempo, aveva risposto lei.

Erano rimasti in silenzio.

Dimmi, aveva detto lei.

Così iniziano le vite, quelle che vale la pena aver vissuto. Dicono.

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