Guadalupe

25 Nov

Mi ha detto: come ti chiami

Le ho risposto: è una domanda?

Mi ha risposto: si.
Mi chiamo Francesco, mi hanno chiamato Francesco con amore, per molto tempo. Mi hanno chiamato Francesco sussurrando il mio nome, lo hanno fatto con rabbia, urlando, con paura, pregando. Mi chiamo Francesco, faccio questo nella vita, osservare come la gente pronunci il mio nome. Con quale tono. Con quale modo. Perchè lo faccio? Non saprei darti una definizione precisa, so solo che riesco a riconoscere molto da come una persona pronuncia il mio nome.
E’ andata più o meno così. Mi sono svegliato nel mezzo della notte, mi sono seduto sul bordo del letto, toccando il legno, lasciando appoggiati i piedi sulle piastrelle fredde.
Ho respirato a fondo, guardando il buio fuori dalla finestra, l’ombra della tenda, le sagome dei libri, il disordine controllato dei miei vestiti sparsi per terra.
E ho visto lei. Nella penombra.
Con un lungo vestito, scuro, ombra su ombra, solo una spalla illuminata. Ho intuito i capelli lungi, i seni, le mani affusolate, le gambe nascoste dalla gonna larga.
Dimmi chi sei
Ho sussurrato.
Come ti chiami, mi ha detto.
Abbiamo bevuto rivoli di silenzio, assaggiato il freddo della stanza, respirato la solitudine ottusa che questa stanza mi rende.
Io, ho detto, non ho paura del silenzio, del freddo e nemmeno della solitudine.
Io, ho detto, ho paura solo di una cosa. Una sola cosa al mondo mi spaventa: non capire.
Ecco, ha risposto lei.
Difatti, ho risposto io.
E, ho aggiunto, adesso non sto capendo.
Cosa non capisci?
Ho paura a rispondere.
Non avevi paura solo di non capire?
D’accordo, ho paura di capire, rispondere e rimpiangere.
Diventa una lista.
Adoro le liste.
Lo so
Chi sei tu, oltre che una visione notturna con i seni in vista?
Cosa non capisci?
Non sto capendo nulla.
Per questo ti svegli di notte?
Ormai è una placida abitudine. Succede così spesso che mi sta quasi piacendo, svegliarmi di notte, come se potessi fermarmi solo di notte, come se fosse una pausa.
E poi è solo di notte che capisco davvero le cose. Mi sento vinto, ho capito che non c’è differenza tra vincitori e vinti, mi sento solo, ho capito che è un lusso per pochi, mi sento disperato, ho capito che è un potere infinito, in mano a pochi.
Queste sono le cose che capisco di notte.
Il prezzo che pago sono due piccole linee nere, restano sotto gli occhi in queste giornate grigie, come se le sue mani avessero accarezzato i miei occhi per chiuderli, lo sogno ogni notte.
Lei che sussurra il mio nome. Per esteso. Una delle poche, l’unica che lo fa.
Francesco.
Dormi.
Mi resta solo questa prova, le due linee nere, i due solchi di tutti i miei sonni interrotti, a ricordarmi di lei.
E di giorno ho meno paura.
Come ti chiami, mi ha detto.
Francesco.
Ho risposto.
Una notte, qualche giorno fa.

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