Leccami tu, adesso (manuale sulle lettere d’amore) 

Tu lo sai che per scrivere lettere d’amore occorrono due cose? L’amore, innanzi tutto. Quello occorre per fare parecchie cose nella vita. Va come il sale, nelle cose della vita, l’amore. Meglio metterlo sempre. Poi, va da se, bisogna anche saperle scrivere. Una lettera, di per se, è un lavoro difficile per uno scrittore. Sono dialoghi senza una risposta, che resta immaginata per tutto il tempo, sospesa, senza trovar conferma. Una lettera d’amore è ancora più difficile, da scrivere. Leggere lettere d’amore, invece, è un mestiere stupendo. Anche senza essere il destinatario, a dirla tutta. Leggere dell’amore di altri è, se scritto bene, tanto bello quanto osservarlo dal vivo. Ti confesso una cosa, a te che sai tutto di me. Io non ho mai ricevuto una lettera d’amore. Bigliettini. Dediche. Citazioni. Mai una lettera d’amore. Lettere bellissime ne ho ricevute. Mai che finissero con una dichiarazione, una promessa, d’amore. 

Quasi cento anni fa, a guardare indietro sembra davvero siano cento anni, mi sono seduto a scrivere una lettera. Ovviamente d’amore. Ovviamente a una donna. Mi sembrava doveroso farlo. Sentivo il bisogno di esprimerle un concetto molto chiaro: hai le gambe più belle che io abbia mai visto, più lunghe, magre, perfette. E confluiscono, codeste gambe, in un culo che di suo potrebbe far cadere non solo uomini ma anche governi e intere nazioni ai tuoi piedi. Difatti confondevo il desiderio, comprensibile, di appropriarmi del sopra menzionato culo, con l’amore. Errori, ne converrai, di gioventù. Per due sere, fitte di sigarette e pessimo vino, ho provato ad articolare qualcosa che avesse un senso logico e che non fosse propriamente leggibile come: ambisco al tuo culo, ma tu puoi restare se vuoi. 

Alla terza sera, preso da un’incontrollabile voglia di rivedere lei, corredata del suo culo, ho lasciato perdere la lettera e mi sono spinto fino a casa sua. 

Per dovere di cronaca, fu quella la sera in cui ho imparato la differenza tra clitoridee e vaginali, spiegatami da una molto annoiata donna. Ma questo non c’entra. 

Da quel momento ho deciso di fare quello che mi viene meglio: leggere. Ho letto molto sull’argomento. No, non sulla differenza tra clitoridee e vaginali, a dire il vero anche su questo, sulle lettere d’amore. 

Ho scoperto un mondo, stupendo, un genere letterario, quello epistolare, e delle storie magnifiche. Carver, Miller, Napoleone, Marquez, Bukowsky, ma anche Picasso, Dalì. Ho scoperto come tutto scotti terribilmente in una lettera d’amore. L’inizio, che è fondamentale, il corpo centrale, dove la punteggiatura è critica, e il finale, che è come il caffè nei ristoranti, è il sapore che ti resta di tutta la cena. Deve essere perfetto.  Le lettere d’amore sono dardi infuocati, ci trovi passione, desiderio, futuro, infinito, paura, devozione. Ci trovi una storia in poche righe, la sua genesi, l’attesa, il suo epilogo. 

Faccio qui una lista di cose importanti su come si scriva una lettera d’amore:

1) scegliete bene il nome della vostra amata. Abbiate fantasia, ma che sia solo vostro. Abbiate fantasia davvero. Hemingway ha iniziato una lettera con “Gattina Cetriolina”. È tutto concesso in amore.  Io ne inizierei una così: Banana! 

2) le vere lettere d’amore non hanno inibizioni. L’amore vero non nega la passione, e la scrive a chiare lettere. Insomma, non scrivetele che fareste l’amore con lei. Quello lo sa già di suo. Scrivetele cosa le fareste. Siate sinceri, almeno in amore, per carità. Tanto non state scrivendo come lo fareste. Ma solo cosa. Ti spoglierei di fretta, perchè ho fretta di mangiare la tua pancia e leccare il tuo sapore. Too much? Allora lasciate perdere

3) Lasciate i problemi fuori dalle lettere d’amore. Fate che le vostre lettere siano quadri surrealisti. Per una volta nella vita, sognate, e fatelo per bene. Dipingete, per amore, un quadro con dentro quello che sentite e quello che volete. Fatene una cornice di desiderio, e basta. Ad esempio: nel mio sogno, tu nuda, se non per le scarpe grigie, ma non troppo grigie che mi hai descritto come grigie ma non troppo grigie che insomma non ho capito di che colore siano, sei mia. Ti tremano le labbra mentre ti divoro, e mi guardi farlo. Io, devi saperlo, non ci dormo la notte, al pensiero di sentirti venire. 

4) Non esageriamo con il soft core. Ovverosia, poi a un certo punto, di tutte queste ipnotrombate epostolari ci stufiamo tutti. Siate sinceri, ma poi riprendete in mano la questione. 

5) Preparate un finale che sia degno di essere letto, riletto, letto ancora, poi letto ancora. Fate della vostra lettera quello che volete, ma scrivetene il finale come se fosse davvero l’ultima cosa che potete dirle. Mai, con un semplice “ti amo”. Spiegatelo. Ti amo, si suppone, lo sa già. Il perchè, essendo donna, se lo sta chiedendo due o tre volte al giorno. È donna, non sa spiegarsi come sia possibile che la amiate. O meglio,sa farlo benissimo, ma adora sentirselo dire. Il finale è tutto. Vi auguro amori infiniti, ma dovesse finire, fate che il vostro finale della lettera le resti come un manifesto. Per la vita. 

6) adesso trovate un titolo alla lettera. Si fa alla fine, perchè viene meglio. 

7) Il punto sette è il più importante della lista. Ossigenate il cervello, decongestionando il cazzo, che all’immagine di lei con le sole scarpe è ancora preso durissimo. Prendetevi cinque minuti. Rileggete. Pensate a chi la state mandando. Fatelo. Ma sappiate che le parole scritte restano più a lungo di quelle dette. E non ammettono rattoppi o giustificazioni. Potreste, magari, non mandare questa lettera? La state mandando solo per amore? È un colpo di scena? Insomma, abbiate pietà di voi.

Io, ad esempio, ne butterei giù una così:

Leccami tu, adesso

Banana!,

ho ancora in testa l’immagine tua e delle tue scarpe di colore indefinito, mentre ti spoglio in tutta fretta, per mangiare di te e del tuo piacere. So che succederà. Succederà presto, il desiderio mi consuma, ma questo lo sai. Mi fa ridere pensarti, nuda, venuta, stanca, che mi guardi disperata e mi dici: e adesso?

Perchè sarà così. Il nostro è l’amore perfetto, perchè tu sei la mia perfetta fine e il mio splendido inizio. Nessuna donna è quello che tu sei per me. Sarà perfetto anche il nostro consumarci, nel fare l’amore, poi scopare, poi rifarlo, poi non capire più il confine tra le due cose e doverlo rifare. E alla fine di tutta la perfezione, sarai tu a dirmi: e adesso? 

Amore mio, ma puoi tu, così perfetta, fare una domanda così stupida? E adesso ci viviamo, perchè chiunque abbia anche solo avuto metà del nostro amore, è morto per un amore così. Vivendolo fino alla fine. 

Lo dobbiamo a Dio, al destino e alle nostre felicità, che si erano addormentate sul cuscino della vita, sotto le coperte dell’abitudine, e che abbiamo svegliato urlando di gioia. 

Prima. 

Poi urlando di piacere. 

Scusa se torno sull’argomento. Ma è nei tuoi baci che io mi sono ritrovato a pensare di averne avuto abbastanza. C’è tutto il mondo, in un tuo bacio. È un labirinto, dove prima di trovare l’uscita ti perdi in angoli di passione, di desiderio, di sogni che solo donne buone sanno fare. 

Scusa, amore, se sporco la tua anima con il mio passato, ma sei l’unica a cui voglio dare il mio futuro. 

Questo ti dico, quando sospirando ti dico: ti amo. Di te amo il tutto e il niente dei tuoi discorsi, il tuo corpo così piccolo e perfetto, i tuoi pensieri, la tua razionalità, o quello che ne rimane dopo che io la ho distrutta. La tua incrollabile voglia di cose nuove, le tue piccole abitudini, le tue sicurezze e le tue grandi voglie di cose così normali. Tu sei, ti dico ti amo per dirtelo, il punto d’arrivo degli uomini come me. E io sono, per tua fortuna, unico. Mi sazi, mi stanchi, mi riempi, mi tieni, mi rivolti, mi disordini, tutto guardandomi e basta. Ti chiedo un piccolo e stupido piacere personale, fallo per sempre. 

Ah, e per dio, adesso leccami tu. Fallo come se domani finisse il mondo. 

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