La Gelosia ed altre malattie tipicamente infantili

17 Feb

Odio doverlo dire, ma ci sono situazioni in cui riesco ad anticiparmi il finale prima ancora della fine del primo tempo. E mi annoio. Da morire. Fossi al cinema, mi alzerei e me ne andrei. Ma non sono al cinema. Va in presa diretta la mia vita.

Oggi va così.
Un giorno di riunioni, di pranzi e di cene. Sapevo giá di finire da solo, con del pessimo rhum, a scrivere, in hotel.
Non è preveggenza. È esperienza.
La letale routine dei nuovi esecutivi. Annusarsi il buco del culo, come cani maschi in preda a smaniosi comportamenti dominanti, ma ordinatamente imprigionati nell’area cani. Insomma, a fare brutto, ma dentro la recinzione. Mentre i nostri padroni fumano svogliatamente parlando di reality show.
Pranzo leggero discutendo. Pomeriggio soporifero.
Metto su Spotify questo pezzo.

Credo, un pomeriggio del liceo, di averlo suonato tutto di fila per sei volte, per fare colpo su una tipa di Assago, dalle lunghe gambe affilate, con la sabbia che si appoggiava scivolando, insieme ai miei pensieri viscidi.

Concato, comunque, per chiavare non funziona.
Funziona per migliorare di molto l’arpeggio, e anche la voce. Ma per secondi fini sessuali, fidatevi, lasciate stare.

Ma la noia fa brutti scherzi.
E mi trovo in una sala grigia, appoggiato a una lavagna, a scrivere con un grosso pennarello rosso, cerchiando le parole, per darmi un tono, pensando a Concato, a quanto mi manchi il mare, quello che cammini a piedi nudi, quello che riconosci un po’ tutti, i forzati migranti innamorati di salsedine e lavanda come te, quello che fa caldo quando cerchi ombra per leggere il giornale.

Arrivo in hotel. Il concierge mi sorride. Ci conosciamo? Penso io. Certo che ci conosciamo, perchè puttana merda sono sempre qui.
Desidera la cena in camera, come sempre?

Esiste, penso io, un sempre in un universo parallelo dove ordino cene in camera? O forse, semplicemente, qualche sera strafatto ho ordinato cibo.

Mi scusi, desidera mangiare in camera?
Rhum. Scuro, con ghiaccio.
Preferenze?
No.
Vedo dal computer che l’ultima volta ha ordinato Barcelò, una bottiglia.
(Cristo, per forza che ho ordinato cibo dopo. Che cazzo di alcolista.)
Desidera lo stesso?

Si

Ho bisogno di umanità. Per questo mi siedo nella caffetteria, su un divano arancione più adatto a uno studio di un proctologo.

Niente.
Spotify.
Stasera vado dritto al liceo. Concato.
Romanticone.

Una sola coppia, insieme a me. Fuori festeggiano il carnevale. Sembra importante. A vedere come la prendono sul serio. Pittoresca, decisamente, la vicinanza tra San Valentino e Carnevale. Un macchinoso regalo del calendario, per ottimizzare l’uso della stessa maschera.

Una coppia decisamente giovane. Definisco giovani i ragazzi che indossano questi jeans aderenti, intubati in golf da Vacanze di Natale, con imponenti ciuffi gelatinosi e scarpe colorate.
Definisco giovane lei, credo abbia il diritto di frequentare l’università. Capelli azzurri, tagliati corti su un lato, una scollatura sulle tette, impreziosita da un ciondolo di plastica con un cuore e un teschio, e, per dovere di cronaca, un culo scolpito nella durezza delle gambe.

Evidentemente mi incuriosisco.
La noia e i capelli azzurri.

Evidentemente devo avere le sembianze di un vecchio bavoso.
Per cuori così giovani e romantici da trovarsi a bere nel bar di un hotel.

Evidentemente lui desidera pisciare sul suo albero. Cani che, prima ancora di annusarsi il culo, ringhiano.

A me la gelosia mi intenerisce da morire.

Letterariamente, è Tolstoj a definirla al meglio. In quel cazzo di mattone che è Anna Karenina. Se volete punirvi, leggetelo.

Volendo, Moliere, ha detto la cosa più intelligente.
Chi è geloso ama molto, chi non lo è ama meglio.

La gelosia è un sentimento decisamente infantile. A livello di psicoterapia cognitiva è associato ai bambini, che hanno il timore di perdere qualcosa di cui non hanno il controllo. Che poi è così anche per gli adulti, che confondono amore e possesso.

Diffido delle persone gelose. Non amano, vogliono possedere.

La gelosia è molto ecumenica. Ama donne e uomini, di ogni colore ed età. Perchè gli insicuri sono infiniti.

La gelosia è un sofisticato antifurto, che attira i ladri di emozioni, come il sottoscritto. Adoro gli uomini gelosi, perchè partono sconfitti. Ad essere geloso perdi sempre.
Spesso anche male.
Io quando sono stato geloso, ho perso sempre.

Adoro le coppie che vivono imprigionate nella gelosia. Che è peggio di un tradimento.

Adoro le donne gelose, perchè sono state le prime a darsi con grande facilità.

Inutile, per dire, venire qui a cercare “gelosia” su Google, per cercare giustificazioni all’irrefrenabile voglia di sbirciare su Whatsupp.

Inutile come essere gelosi.
La gelosia è uno stato patologico.
Fatevene una ragione. Ci è arrivato Freud, nel 1922.
Insomma, seduti davanti a un analista, non ci fate una bella figura.
Ma anche seduti davanti a voi stessi.

Il coraggio sta alla paura come la gelosia sta all’abbandono.
La paura diventa patologica quando cerca il coraggio, la gelosia quando recupera la paura dell’abbandono.

Lasciate stare. È inutile. Come una canzone di Concato per trombare.

Poi, io ero solo incuriosito dai capelli azzurri rasati.

Poi, io ero così piccolo da credere ancora in Concato, nel potere democratico della chitarra, nell’amore.

Poi, tutto cambia.
E scopri l’inutilitá della gelosia. E di Concato, e delle chitarre.
L’amore è indispensabile. Ma non ha bisogno di gelosia, di chitarre, di Concato.

L’amore sano, perlomeno.

PS: oggi è uscito un libro “La verità, vi spiego, sull’amore”, Mondadori, scritto da una donna speciale.

Compratelo.

E non perdete tempo ad essere gelosi.

Vi amo.

4 Risposte to “La Gelosia ed altre malattie tipicamente infantili”

  1. Sempre_io 20 febbraio 2015 a 22:28 #

    Bravo, bello. Illuminanti e semplici parole.
    Secondo me ti meriti un rum serio, il mio preferito è il Demerara El Dorado 12y
    Sto pensando seriamente di inviarti una bottiglia omaggio a casa.

    • Il Franz 20 febbraio 2015 a 22:31 #

      fallo.
      fallo e basta

      • Sempre_io 20 febbraio 2015 a 22:34 #

        eh si, ma dammi l’indirizzo, Franz! guarda che lo mando sul serio!

      • Il Franz 20 febbraio 2015 a 22:37 #

        ti invito a farlo. E ti invito a berlo con me.

        scrivimi una dedica.

        Adoro le bottiglie con dedica.

        Scrivila qui:

        aurelianbuendia@gmail.com

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