Mount Gay

Giravano strane storie sull’hotel. Sembrava, di fatto, impossibile, che in un posto del genere potessero accadere cose così.

Sembra sempre così, nella vita. Innocui hotel, innocui arredamenti, innocui drink, innocue storie, che nascondono il peggio dietro al meglio.

Ero stanco. Del viaggio, del tempo, di uno sfiancante pomeriggio.

Non c’è niente di peggio della Svizzera tedesca, per chi è già stanco.

Non c’è niente di peggio che il vino rosso, per chi è stufo della sua stanchezza.

Per questo, semplicemente per questo, Mount Gay.

Il pregio degli hotel di lusso. I ricchi amano fingere di conoscere le bottiglie migliori.

Ordinare Mount Gay alle cinque del pomeriggio.

Una sola lampadina, design industriale, penzolante dal soffitto bianco e azzurro. Il pianoforte a coda, con un pianista obeso, sudato, apparentemente morto.

Qualche puttana annoiata, sprofondata sui divani di pelle.

Di quello che i locali definiscono il Grand Hotel.

In verità, l’hotel e il ristorante prendono il nome dalla famiglia del fondatore, che di una vecchia fattoria, appena fuori Zurigo, ha lasciato la struttura esterna, con i modesti mattoni grigi. Che gli svizzeri sono protestanti anche nell’architettura.

Sfondando pareti, scavando salotti, lavorando di fino sul gioco di finestre e specchi, per creare un’amosfera da bordello decadente. Dicono Freddie Mercury abbia dormito qui. Dicono che Diana abbia dormito qui. Nessuno dovrebbe fermarsi a dormire in un posto del genere.

Arrivano i miei ospiti.

Scivolo tra la noia delle presentazioni e l’attenta osservazione degli abbinamenti di colore che uno dei due ha provato a fare tra cravatta, calzini e gemelli. Adoro la cura maniacale che alcuni omosessuali riescono a mettere nei dettagli. DI un machismo occidentale nauseabondo. Proprio come in Mount Gay a stomaco vuoto.

Ne ordino un altro, insieme a un the verde e a un caffè ristretto per i miei ospiti.

Uno dei due è diventato ricco con il poker on line. L’altro ha fatto fare il lavoro sporco al padre e al nonno, per poi permettersi di dilapidare il tutto in puttane, hotel, business che puzzano di bruciato ancora prima di uscire dal forno e macchine di dubbio gusto.

Dobbiamo uscirne vivi, perlomeno. Meglio se indenni.

Diciamo che si tratta di uno dei miei ultimi colpi. Al momento.

E vorrei uscirne vivo.

La cameriera è bionda, tinta, con fini sopracciglia disegnate, pochissimo seno, gambe sottili e un grembiule marrone scuro. Chiede se desideri dei sigari o dell’acqua con ghiaccio.

Il Mount Gay va bevuto così.

In memoria di tutti quei farabutti che, dai tempi delle Barbados e dei pirati, dei galeoni e dei condannati. Sono cambiati i galeoni, il resto è rimasto dov’era due secoli fa.

Gennaio puttana. Mese che si vende al primo offerente, che sia caldo, che sia freddo, che sia sole inaspettato, o neve assassina.

Il Mount Gay a gennaio si può bere secco, a piccoli sorsi. Non fa passare il mal di testa, anzi. Non fa passare la stanchezza, anzi.

Si appoggia corpulento sugli occhi, ovattando la vista, cancellando gli angoli, la visione periferica. Che è un peccato perchè una delle puttane, su uno dei divani, ha uno stacco di gamba che fa tornare la fiducia nel mondo.

E’ facile, questa volta, uscirne.

Forse perchè lo faccio da tanto tempo.

Forse perchè ho stoffa per farlo.

Forse perchè non ho paura di lasciare vittime sul campo.

Il fuoco amico uccide più di quello nemico. Da sempre.

Per festeggiare, propongo una bottiglia di Armand De Brignac.

Che è come la merda per le mosche.

Una bottiglia che è un capolavoro, per uno champagne che è molto meno di un pessimo prosecco.

Con un prezzo esorbitante.

Proprio la bottiglia giusta per svegliare la sala.

Il pianista inizia a suonare gli Oasis.

Le ragazze, al passare del carrello, con la bottiglia intarsiata e i flutes, si scuotono.

Merda per mosche.

I miei ospiti bevono, soddisfatti.

Io sorseggio Mount Gay, osservando la scena. Di quanto i soldi coprano la mancanza di gusto.

A volte.

Spesso.

Quasi sempre.

Un brindisi.

Ordino altro rhum.

Devo guidare fino a casa. Arriverò tardi. Cenerò sui passi svizzeri, guidando piano. Fumando lentamente.

Sai perchè sono stanco?

No, perchè, se lo sai, ti prego di aiutarmi a capirlo.

Martedì di gennaio.

Pago il conto.

Esco al freddo per fumare.

Ho vinto un altro giro in giostra.

Ho bevuto ottimo rhum.

Mi stanca, farlo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...