I 100 migliori libri del secolo

29 Dic

I cento migliori libri del secolo sono tutti sulla grossa mensola in cartongesso che fa il giro del mio soggiorno. Una soluzione degna di un architetto. Sono messi in fila, secondo un ordine che conosco solo io e che mi piace cambiare, insieme ad altri libri. Cazzate illeggibili, pacchi tremendi, promesse non mantenute della letteratura moderna. C’è di tutto. Finchè c’è spazio, lascio che i capolavori del secolo dormano sornioni, come gatti annoiati, appoggiati alla mensola insieme a spazzatura letteraria. L’epurazione, la pulizia etnica della razza, viene fatta quando non c’è più spazio. Per far posto alla Vargas, ho cestinato Grillo Beppe, comico eccellente ma discreto scrittore. Anche una tripla copia dei Promessi Sposi. Libro inutile, a mio modo di vedere. Il Piccolo sarà costretto a leggerlo, studiarlo, odiarlo, fingere di appassionarsi alla storia di una coppia di sfigati, ambientata per altro in una delle epoche più inutili della nostra recente storia.

I libri della mia vita mi hanno fatto ridere, piangere, commuovere, pensare, incazzare, sognare. Come le persone della mia vita. Mi sono innamorato di molti libri, come di molte persone. Ho odiato qualche libro, come odio qualche persona.

I libri sono una delle cose più importanti della mia vita. Per quello che c’è scritto dentro, per quando l’ho letto, per come l’ho vissuto.

Sono almeno dieci anni che tento di scrivere una classifica, una lista, un promemoria, un appunto, sui libri della mia vita. Rimando, lavoro impossibile. E’ una cosa troppo personale.

Sono diventato un discreto cacciatore, di libri e di persone. Grazie ai libri e alle persone.

Riesco ad annusare un pacco, una sola, una tragedia annunciata, con largo anticipo, anche se qualche volta mi sbaglio.

Come con le persone. Raramente sbaglio.

Questione di studio, applicazione, esperienza e culo.

Un mix letale.

Ogni tanto prendo un pacco. Un doloroso contropiede.

1. La Libreria

A Natale nessuno mi regala libri. Non che mi dispiaccia. Procedo con passo felice nel marasma umano della Galleria, diretto con decisione verso la mia libreria. E’ difficile scegliere una libreria. E’ come una moglie. Ci vuole culo, indubbiamente. Bisogna trovarsi bene. Bisogna conoscerne i difetti, i limiti, le potenzialità, i vantaggi. E cazzo, una libreria, come una moglie, ti auguri che duri tutta una vita. Ma non è mai così. Mondo crudele.

Hanno chiuso la Mondadori. La mia Mondadori. Con un lapidario cartellone che invita a raggiungere l’altra Mondadori. In Piazza Duomo. Tua moglie ti ha lasciato con uno scarno biglietto che ti invita a dare due botte alla vicina. Che magari ti va anche bene, valutando la vicina. Ecco, in questo caso no. La Mondadori di Piazza Duomo, ex Virgin Store, è un connubio di rara pigrizia architettonica unita a malsano desiderio commerciale di vendere tutto in pochissimo spazio, condita con la quasi totale assenza di senso logico nell’esposizione dei libri. Che restano, inspiegabilmente, reclusi all’ultimo piano sotto terra. Insomma, la moglie ti invita a limonarti un cesso. Un gran cesso.

Preso dal senso d’urgenza, mi ritrovo infilato in un buco, insieme a cinquemila cristiani, cercando di orientarmi tra gli scaffali e i ripiani. E’ una sensazione terribile. Nella mia libreria avevo tutto chiaro. Sapevo dove prendere i libri da hit, le mie piccole chicche storiche, avevo addirittura una panca di pelle sintetica rossa che affacciava sulla vetrata, dove sedermi per leggere.

Tutto un piano di questa nuova libreria è dedicato alla cucina. Libri di cucina. Chef come rockstar, libri di cucina, un intero piano, per saziare la fame di conoscenza di un popolo che si pone la grande domanda di come si faccia un sushi messicano. Sospiro bestemmiando.

Inspiegabilmente, nel marasma del sotterraneo, Pinketts sta vicino a Carver, di fianco a Jovanotti, dietro ai grandi classici tipo il Maestro e Margherita. Come dire che la raccolta dei grandi successi dei Pooh sta nello scaffale di fianco ai Black Sabbath, sotto una raccolta di Flamenco.

Sospiro bestemmiando.

2. La Promotrice

Disorientato come un seminarista a una festa di Playboy, mi ritrovo in un angolo in cui strane edizioni economiche di quasi tutto il trash letterario moderno sono esposte con le grosse scritte: Sconti!

Una ragazza mi avvicina. Non è brutta. Non è nemmeno bella. Veste quel mix di stili reso possible dal proliferare di robe tipo Zara, H&M e Pull&Bear. Profuma di fiori. Ha un sorriso piacevole e i capelli tagliati molto corti. Anfibi colorati e unghie dipinte di nero, su mani non proprio curate.

Mi sto giusto chiedendo cosa possa desiderare una lesbica mal vestita dal sottoscritto quando lei attacca:

– Ciao, posso farti una domanda?

Sospiro bestemmiando, mi esce un: – mah

– Volevo solo sapere quanti libri hai letto quest’anno?

Ci sono domande importanti per un uomo. Ad esempio un uomo con un pene molto lungo potrebbe essere ben felice della domanda: posso chiederle quanto misura il suo organo sessuale? Hai un metro a bindella piccola? Anche gli uomini molto ricchi e con il pene nella media, attendono speranzosi la domanda: Mi dai uno strappo a casa? per sfoderare la cabrio lucida e profumata. Duecento cavalli di ego, non so se mi spiego. Io, alla domanda su quanti libri abbia letto, vado in un brodo di giuggiole. Letteralmente. Ho una specie di orgasmo multiplo.

– Cinquanta.

– Cinquanta?

– Si, cinquanta.

– Puttana eva.

– eh già.

– L’ultimo che hai letto?

– Baricco

– bello vero?

– bello.

– anche a me è piaciuto.

– Immagino. Baricco tira di brutto tra le donne instabili, lesbiche, bisessuali o semplicemente represse.

– scusa?

– niente.

– hai una tessera fedeltà?

– Ovvio.

Io ho una piccola, ma ben radicata, ossessione per le tessere fedeltà. Faccio tessere fedeltà per quasi tutto quello che compro. Mi da sicurezza. Ho tessere fedeltà di compagnie aeree che volano su rotte nazionali in continenti non confinanti con l’Europa.

– Se me la dai, in base ai tuoi acquisti recenti, ti offrirò delle promozioni esclusive.

– Mi sembra ragionevole.

La ragazza si mette a smanettare con un palmare, mentre osservo con preoccupazione la quasi totale assenza di seno. Ha mani veloci e occhi attenti. Potrebbe anche essere carina, con un preciso lavoro di restauro e qualche migliaia di euro.

– Eccoci

– perfetto.

– Puoi scegliere tra un abbonamento a Riza Psicosomatica o un buono sconto Moleskine.

– Riza Psicosomatica?

– Si, dodici euro all’anno.

– Cristo

– Conveniente, vero?

– Tu sai cos’è Riza Psicosomatica?

– se devo dirti la verità no.

– E’ una rivista che passa con facilità dalle ricette per la pancia piatta alle paure sessuali. Dal raffreddore all’ansia compulsiva.

– …

– Un cazzo di contenitore di tutte le banalità psicologiche più stupide. Inoltre promuove l’uso dei fiori di Bach.

– Ah, io prendo fiori di Bach.

– Ecco.

– Perchè?

– I fiori di Bach sono una delle più belle bufale degli ultimi anni. Tu sai la differenza tra pensiero magico infantile e pensiero razionale?

– No.

– Il pensiero magico infantile è quello con il quale hai comprato questa maglietta sintetica da Zara, nella speranza di assomigliare a Belen Rodriguez, che la indossa ammiccando dal suo account Instagram. Il pensiero razionale è quello che dovrebbe averti suggerito che, non avendo seno, non potrai mai assomigliare a Belen Rodriguez.

– …

– Stesso discorso per curare stati d’ansia, panico, emorrodi, con acqua e fiori.

– sei una persona orribile

– la verità è orribile. Dovrebbero esserci dei fiori di Bach anche per questo comunque.

3. La Delusione

Nonostante tutto, riesco a uscire con una pila di libri. Regali e sfizi personali. Non vedo l’ora di andare a casa, per iniziare l’ultimo di Don Winslow. Missing New York. Titolo in stile Winslow, copertina giusta, quarta di copertina ok.

Sarò breve. Don Winslow è il campione indiscusso del Crime. Il Crime è un genere, più precisamente un sotto genere, del filone giallo. Il giallo è quel genere letterario, nato un paio di secoli fa, che descrive un crimine, i personaggi correlati al suddetto crimine, le vicende collegate e tutto il resto. Il genere giallo è l’unico genere letterario che ha dato moltissimo a tutti i media vicini. Ovvero televisione, cinema, radio e internet. Il Crime è un misto tra diversi sotto generi, esploso grazie alla feconda inseminazione della televisione. CSI, NCSI, e tutte le sigle possibili, ma anche True Detective, sono figli illegittimi del Crime. E Winslow è il maestro indiscusso del Crime.

Mi seguite?

Ho comprato l’ultimo libro del maestro indiscusso del Crime. Capolavori come Il Potere del Cane, L’inverno di Frenkie Machine, Le Belve,  I Re Del Mondo, Vita e Morte di Bobby Z,vengono dalle sapienti mani del signor Winslow. Capolavori.

Mi preparo per l’ennesimo capolavoro, da divorare di notte. Satori e Il Potere del Cane mi hanno tenuto sveglio di notte, mentre per finire L’inverno di Frenkie Machine ho bigiato il lavoro.

La sera, assolti sbrigativamente i miei doveri paterni, mi infilo sul divano, sfoderando il prezioso libro.

Una puttanata tremenda.

No, non c’è altra definizione.

Una grassa puttanata, dovuta alla comprensibile stanchezza di un uomo che ha sfoderato sette capolavori di fila.

Ricordo una delusione simile solo quando avevo scartato il secondo disco dei Counting Crows. Da August and Everything after all’inferno.

Ora, non scendo nei dettagli, ma, finito il libro, ho giusto pensato: questa cagata la scrivevo anche io. Da ubriaco.

Non c’è cosa peggiore della delusione amorosa.

Cocente delusione.

Porca puttana eva, che bidone.

Ci sono scrittori che tengono il pezzo, che non perdono il mordente, che mantengono la linea. Prendi Pennac. Ci sono scrittori che si stancano, prendi la Vargas. Ci sono scrittori che non fanno in tempo a perdere la linea, prendi Izzo che è morto prima. Ci sono scrittori che non escono mai dal tunnel della mezza classifica, tecnicamente sindrome da Sassuolo, prendi Pinketts o Vitali. Ci sono scrittori che sai già che fanno il botto, ma restano inspiegabilmente indie, prendi Sedaris, che non ha perso un colpo da dieci anni a questa parte.

Da Winslow mi aspettavo davvero di tutto tranne che un bidone.

Non so come recuperare, perchè uscire da un libro brutto è come uscire da una brutta storia d’amore. Ci vuole un po’ di chiodo schiaccia chiodo prima di promettersi nuovamente sposi. Oppure un nuovo capolavoro.

Giro per casa, mentre tutti dormono, cercando disperatamente un libro da leggere. Tecnicamente vorrei smettere di leggere. Come quelli che smettono di amare.

Vorrei sedermi, accendere Sky, prendere un bel reality di quelli dove cucinano, oppure ristrutturano casa. Sentirmi felice. E basta.

Tra le altre cose, Einaudi definisce crime un libro che tecnicamente è un Hard Boiled.

Come definire Gigi D’Alessio New Wave.

Dettagli.

Di una delusione d’amore.

A Natale.

Esiste di peggio?

PS: non sono capace di mettere insieme questa dannata lista. Cento libri del secolo. Lo farei. Ma sento di aver bisogno di giorni, forse settimane, forse un mese. Mi limito a dire che nel 2015 “Esploriamo il diabete con i gufi” è stato un grandissimo libro. E anche “The Virgin Way”. Giusto citare due grandi libri, che mi piace pensare di aver comprato in una delle più belle librerie di Milano, che adesso non c’è più. Forse apriranno un megastore di vestiti. Forse un ristorante che serve cruditè e mozzarella di bufala. Robe, decisamente, che vendono di più.

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