I vantaggi di essere dall’altra parte del mondo (Il Selvaggio Est)

17 Nov

Sono andato a Est. Che è una cosa molto piacevole per anima, cuore e polmoni. Ecco, forse per i polmoni meno. Sapevo cosa avrei trovato. Non è la prima volta che sconfino fino alla prima alba.

Tutte le volte, dall’oblò, faccio la foto del primo sole. La prima alba sulla terra la vedo sempre da un sedile sottile, sempre più sottile, dentro un oblò piccolo e appannato.

Sono andato a Est, portando nel cuore il mio Ovest. Dio, uno pensa di camminare così tanto per il mondo da dimenticare il suo Ovest. Ma finisce che se lo porta sempre dietro.

Alcuni immediati vantaggi dell’andare dall’altra parte del mondo sono sorprendenti: i grossi e invadenti problemi che ti sembrano insormontabili, visti da lontano fanno tenerezza da quanto sono piccoli.

I dubbi, allontanandosi dal centro, lasciano traspirare le certezze che ci sono intorno.

Il Jet Lag opera silenziosamente rendendo possibile dormire, appena inclinando la testa, durante le noiose riunioni.

Nessuno se ne accorge.

Ti trovi di notte a girare affamato di sonno, di fame, di carne, di vita, di vicoli bui e di speranza.

Incontri, solitamente, nei vicoli bui, la gente migliore. Solo che a casa tua non lo fai.

Di andare nei vicoli bui.

Ti mancano alcune persone. Non tutte. Come per magia. Solo alcune. E ti rendi conto che sono quelle lì, quelle che ti mancano, le persone con cui vorresti vivere.

Ti viene voglia di casa. Qualsiasi cosa sia la tua casa. Ci vuoi tornare. Perlomeno a un certo punto della tua vita ci vorrai tornare.

Lo stomaco si adatta, più o meno scalciando, alle cucine. I polmoni si adattano, più o meno tossendo, all’aria irrespirabile. Le gambe si adattano alla terribile stanchezza.

Il cuore ci mette più tempo. Si adatta anche quello.

La testa resta perennemente collegata in uno strano stato di sonno e veglia. Assomiglia a quei gran cannoni che saltano fuori sempre davanti alle serrande del Mom, che ti riportano indietro di due anni.

Ma è legale.

Andare a Est mi piace. Di tutte le città che ho visitato nel mondo, Hong Kong rimane il posto dove andrei domani a vivere.

In un punto imprecisato, probabilmente su Nathan Road, tra un centro massaggi con le puttane brutte e un albergo con le blatte giganti. In un appartamento grande il giusto da tenere tutti i miei sogni e da poter ospitare qualche amico.

Hong Kong è un posto perfetto per molte cose. Per viverci, per sognare, per osservare le ricche, bianche, bionde, ragazze che sculettano sulle scalinate accompagnate dai ricchi, bianchi, bruni, scolpiti ragazzoni che spolpano le banche spendendo tutto nei locali sul Peak.

Hong Kong è un rock andato a male, nel punk, che si lascia ascoltare, anzi finisce che saltelli cantando.

Hong Kong ha un mercato nero dove puoi comprare quasi tutto. Dipende da te.

Hong Kong ha così tanti ristoranti da poter sfamare qualsiasi bocca, eppure ha un sacco di gente senza i soldi per mangiare. Ha dei panorami mozzafiato, e un sacco di gente che vive schiacciata nella nebbia dei grattacieli intorno al porto. Ha un ritmo infernale, eppure ha un sacco di gente che cammina con calma.

E’, in pratica, uno splendido riassunto del mondo.

Mi dispiace sempre partire da Hong Kong. Sempre. Eppure lo faccio. Ripromettendomi, sorvolando le torri, di tornarci il prima possibile.

Sono andato a Est, sono tornato e sto ripartendo per l’Ovest. Non il mio Ovest. L’Ovest commerciale, a due ore di low cost da qui. Sotto la pioggia incessante.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: