Biascicando, educando, morendo

Questa è la storia di una giornata iniziata in gerundio. Che è un modo verbale abbastanza inadatto al mio vivere. Perchè sottolinea un inizio, ma non da tracce della fine. Sto studiando, sto lavorando, sto provando, sto amando. Non ricordo di aver passato una Pasqua serena in famiglia da molti anni. Temo di non essere geneticamente portato a sopportare la Pasqua, intesa come pranzo, agnello, giochi in scatola, sigarette sul terrazzo ascoltando il cugino di sesto grado che racconta del suo lavoro fighissimo a Londra. Non sono pronto. Non lo sono mai stato. E in effetti oggi è stata la prima volta nella mia vita nella quale mi sono trovato a dover gestire cugini, agnello, sigarette sul terrazzo, sguardi paterni e giochi in scatola. Sono andato a letto che erano le due di notte. Ovvero le tre. Mi sono svegliato alle quattro, quasi sicuro di aver sentito qualcuno che suonava alla porta. Alle cinque ho constatato che uno stormo di passeri sta facendo il nido dentro la mia camera da letto, probabilmente alle spalle del mio cuscino. Alle sei si è svegliato il Piccolo, carico e pronto ad affrontare tutti gli ostacoli che lo separavano dagli scivoli. Gli auguro, nella vita, di avere la stessa fottuta ostinazione che ha adesso per gli scivoli. Alle nove ciondolavo verso il bar, per implorare un caffè. Alle dieci mi sentivo stanco come dopo una settimana di lavoro. Alle undici constatavo che, calcolando brevemente il ritmo sonno – veglia che sto gestendo nell’ultimo mese, posso sopravvivere ancora un paio di settimane, non di più. Morirò di sonno. Uno dei pochi casi al mondo. Mi lascerò cadere e mi addormenterò. Basta. Finita così. A mezzogiorno mi sono ricordato del perchè io stia decisamente lontano, a debita ed educata distanza, da tutte le ricorrenze che prevedono la fusione di più di due nuclei famigliari.

Sto vivendo. Sto decidendo. Sto cambiando. Sto maturando. Che cazzo. Ho iniziato. Dovrò anche finire. Questo mi sta sul cazzo del gerundio. E le persone che abusano del gerundio, per me, sono come quelli che fanno male l’amore, quelli che bevono rhum bianco, quelli che ascoltano la musica disco a palla in macchina, quelli che posseggono scooter e scooteroni. Hanno sbagliato qualcosa. Stanno sbagliando. Ecco tutto. Gli abusatori di gerundio sono pessimi elementi. E io sto abusando del gerundio. Quando abusi del gerundio, stai automaticamente anche abusando della pazienza di tutte le persone coinvolte nella frase. Questo dovresti saperlo. Sto decidendo, vuol dire che qualcuno sta aspettando. Sto cambiando, significa che qualcuno non se lo sta aspettando.
Eccetera eccetera.

Ascolto il rumore della tavolata, lunga, con la teglia dell’agnello, il vassoio delle melanzane, le ciotole con la salsa alle cipolle e quella allo spek. Osservo la mia famiglia mangiare, discutere di politica, servirsi il vino, stordirsi di complimenti e osservazioni prive di qualsiasi valore storico sociale. Questo, credo per tutti, dovrebbe, deve, dovrà essere il pranzo di Pasqua.
Ecco perchè a Pasqua non mi si vedeva nei paraggi da parecchi anni.

Mi si lasci elencare qui alcune significative celebrazioni della Pasqua. In ordine sparso.

Cogoleto, domenica mattina. Le campane mi svegliano. Sono arrivato prestissimo. Mi sono addormentato sulla tavola aspettando che crescesse la mareggiata di Libeccio che davano per sicura. Ho finito di bere rhum alle tre di notte. Alle sette ero in macchina. Ho dormito fino alle dodici e mezza. Ora in cui il parroco ha deciso di svegliare tutto il Ponente ligure con uno scampanio degno delle rappresaglie di Don Camillo a Peppone. Ho impiegato mezz’ora a togliere la lingua dal palato, incollata in quel pericoloso pastone del day after, e per capire che non solo non avrei surfato , ma il mal di testa sarebbe potuto non finire mai. Un vecchio pescatore a cui chiedo una sigaretta mi apostrofa con “Belin, ma è Pasqua, non ce l’hai una famiglia con cui pranzare?”.

Aix En Provence. Mi gongolo del fatto di essere uno dei tre in coda per il trenino turistico con audioguida. Io sono un fanatico dei trenini turistici con audioguida. E mi sembra una grandissima idea, visto che piove e fa freddo, passare la mattina di Pasqua a bordo del trenino. Giriamo tutta la città, immersi nelle storie dei pittori maledetti. Respiriamo l’aria del tifo, dell’assenzio, della povertà. Ah, che magia. Solo dopo mi accorgo che in tutta la Provenza sono aperti solo i Mac Donald. Pranzo di Pasqua composto da Mc Chicken e coca. Solitudine infernale. Freddo. Un filo di consapevolezza che, alla lunga, viaggi così potrebbero iniziare a pesarmi.

Biarritz. L’idea era quella di arrivare in spiaggia già a piedi nudi, con la muta, pronto ad infilarmi in acqua. L’essere passato sopra un groviglio di fili elettrici abbandonati contro un marciapiedi e l’aver sentito, netto e preciso, uno dei suddetti fili infilare due dita buone di rame arrugginito dentro il mio piede destro mi porta a credere che la surfata pasquale sia terminata prima di essere iniziata. Ricordo perfettamente l’anno. Perchè ho passato i sei mesi seguenti a zoppicare, con mezzo centimetro di rame infilato nella pianta del piede. Credo di non aver mai preso il tetano. Ma non ci voglio molto pensare, quindi non ho mai appurato e approfondito la cosa. Il pezzo di rame si è auto espulso a fine luglio. Ho partorito del rame. Ho tenuto la ruggine.

Piombino. Sono partito da Milano con una fidanzata che non sapeva farsi una ragione della mia partenza senza di lei e una moto rombante con due splendidi carburatori appena revisionati da me medesimo seguendo una antica tecnica imparata da un maestro artigiano. Sono arrivato a Piombino senza fidanzata, ella mi ha comunicato tutta la mia cafonaggine ed è migrata sotto altre lenzuola, e con un carburatore completamente otturato. Niente Isola d’Elba. Procedere a un lento rientro, in autostrada. Velocità di crociera appena sufficiente per dirsi “in movimento”. Niente pasquetta sulle statali elbane. Niente fidanzata. Pessima carburazione. Calo enorme della fiducia in se stessi. E a seguire pessimo periodo di rhum, baldracche di ripiego e bicilcetta. Per non ammettere il fatto di non essere capace di gestire una carburazione e una storia d’amore.

Così, giusto per pennellare alcune delle ultime Pasque. Robaccia, oggettivamente. Ma sempre meglio della tavolata da sedici, con agnello e insalatona.
Io sono allergico al teatro umano della famiglia. Avremmo voluto tutti essere in un altro posto. Invece siamo tutti qui. Avremmo voluto essere da un’altra parte. Chi a leggere la Gazzetta in santa pace. Chi a toccare la badante russa che gli è stata appioppata. Chi con l’amante appena conosciuto nel metrò. Chi semplicemente da un’altra parte. Magari da solo. Invece siamo qui, a passarci l’insalata. E a pensare in gerundio.

Cazzo.
Che è il primo pensiero che faccio non in gerundio. Ma anche il più sincero.

Breve postilla sul mantenimento dei carburatori, e di conseguenza delle fidanzate.

Ci sono due modi per manutenere il carburatore della vostra amata motocicletta. La carburazione, nella moto e nella coppia, è quel magico processo nel quale aria, benzina, scintille, fumi e pressione si uniscono per muovere il mezzo. Non serve capire molto di moto e di vita per capire che la carburazione è tutto. Una buona carburazione è meglio di una fidanzata molto bella. Tutte e due le cose insieme, solitamente, sono quello che ogni uomo dovrebbe avere. O aspirare ad avere.
Il primo metodo per garantire una efficace carburazione è quello che prevede lo smontaggio del carburatore, l’uso di un catino pieno di benzina verde. Tutte le parti vanno lavate amorevolmente con benzina e olio di gomito. Asciugate. Rilavate. Asciugate e passate nell’olio motore. Rimontate, e accordate. Come un violino.
Il secondo metodo prevede l’andare in un’officina specializzata, lasciare la moto, uscire a fumare, leggere il giornale, tornare, pagare e osservare la nuova carburazione della vostra moto.
E’ sicuramente meno figo del primo, ma è più immediato.

In ogni caso, possedendo una moto a carburatori, sei dalla parte giusta della storia.
Per la fidanzata non so come aiutarti. Credo che, in fondo, si tratti della stessa cosa. Manutenzione. Attenzione, amorevole contatto.
Eviterei il bagno nel catino di benzina.
E non lascerei nemmeno la fidanzata in un’officina.

Il fai da te, in quest’ultimo caso, è decisamente meglio.

Essendo, vivendo, scegliendo, cambiando.
Il gerundio andrebbe arrestato, perchè fa più vittime di molti serial killer.

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