Spesso potresti fingerti intelligente

Parlavo con disinvoltura rivolto a una telecamera, grossa come il mio pugno. Il tipo davanti a me guardava dentro il piccolo display. Alle sue spalle, il potente impianto di comunicazione, perchè nessuna parola detta, possa essere detta per caso. Cercavo di seguire, con dolcezza, un flusso di pensieri sulla primavera. Stavo parlando, monotono, espressivo e convincente, di mercati in contrazione, di possibili future ulteriori recessioni, di incertezza culturale in ambito industriale. Seguivo con la mente una foglia verde, appoggiata su un prato tagliato fino. Mio figlio adora le foglie. Le tocca, ci parla, le bacia, le mangia. Adora le foglie verdi. Sorride alle foglie verdi. E io parlo di recessione. 

Sto dormendo poco. Sento il bisogno di dormire almeno due ore in più. Punto la sveglia sempre più tardi, rubo addirittura minuti. Sono arrivato in fiera con due ore nette di ritardo. Avevo l’intervista. Me lo ricordavano tutti. Sarà un’intervista guardata da una ventina di svogliati concorrenti. Ma sembrava di vitale importanza. 

 

Ho sempre in testa la fame di tramonti. E sono felice, quando viaggio verso casa, di trovare un cielo così. Pezzi neri, in fondo a Ovest. Il Marino, quello della pubblicità. Il vento dell’Ovest. A est, in fondo, verso le montagne, un sole splendido illumina le nuvole di panna. 

Il sole che si addormenta. 

Mi chiamano sul cellulare mentre cammino verso la piscina. Dovrebbero aver aperto il gigante pallone di plastica. Adesso si può nuotare dentro al tramonto, sentendo l’aria calda che spazzola l’aeroporto. E’ uno spettacolo. Nuotare così. Penso all’acqua, mente rispondo. Mi mancheranno, si e no, dieci passi. Mi separano dieci passi dalla doccia, la vasca, le bracciate, il silenzio. L’acqua. Io. 

Mi dicono che l’intervista è andata benissimo. Per forza, pensavo alla primavera e alle foglie verdi. 

Ho passato tre minuti a confermare a una telecamera, grossa come il mio pugno, che sostanzialmente come paese stiamo fallendo. Si aspettavano tutti una conferma del difficile periodo, nel quale “è di vitale importanza ribadire importanti sinergie industriali”. E le foglioline verdi. 

 

Alla fine della telefonata mi chiede: ma come fai a non essere pessimista, con tutta questa merda che abbiamo davanti. 

E io penso alle foglioline….

Verdi. 

 

 

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