Il Retro della vita di Fabio Volo

Ho passato sette giorni su un’isola deserta subtropicale, essenzialmente composta di roccia vulcanica, sabbia marocchina, capre e tedeschi. L’ultima volta che mi sono azzardato in una descrizione, devo ammettere discretamente acida, della mia permanenza su un’isola, ho ricevuto minacce per tre lunghi mesi. La cosa mi ha insegnato: 1) come contattare la Polizia Postale 2) il blog è la forma più libera di opinione digitale, ma anche le minacce digitali sono terribilmente libere. 

Vi metterei il link a quel post, ma come sapete sto migrando da Splinder a qui, e la cosa mi rende impossibile fare qualsiasi semplice azione digitale. Qui non ho un passato, ma forse un giorno ce lo avrò…. tutto mio. 

Insomma, su quest’isola di sabbia, roccia vulcanica, capre e tedeschi, mi sono divertito molto a osservare le capre, i tedeschi, la roccia vulcanica e la sabbia interagire tra loro. Anche perchè non c’era molto altro da fare. Ho letto l’ultima raccolta McSweeney, che caldeggio come regalo di Natale di lusso per amici di lusso, ho osservato il mare, le capre eccetera, e ho ammirato la ruggine andare via lentamente dalla mia anima, passata sotto sale. 

Quest’ultima frase, poi, non ha un grande senso logico, anzi. Ma è la definizione perfetta della lenta azione che il caldo perpetuo, il mare, un leggero venticello e l’estrema propensione degli isolani alla lentezza, hanno sull’anima di un turista cittadino scaricato da Ryan Air nel bel mezzo di tutto questo nulla. 

Non ho letto giornali, ho lasciato che il blackberry si scaricasse da solo morendo di noia insieme ai suoi aggiornamenti, mi sono connesso al mondo solo per mandare un paio di foto della famiglia marittima alla famiglia cittadina. 

Ho avuto tutto il tempo necessario per godermi la Signora e il Nuovo Erede, i quali rappresentano l’essenza di ciò per cui vale la pena vivere, anche su un’isola di capre, vento, roccia, tedeschi e mare. 

I tedeschi sono innoqui, selvaggiamente attaccati ai luoghi comuni che si aspettano di trovare su un’isola deserta, piacevolmente sballonzolati su e giù per questo nulla, tra escursioni, gite e missioni punitive in quad, jeep o a piedi. 

Credo sia per questo che li preferiscono agli italiani. Ma ho smesso di interessarmene quasi subito, visto che facevo parte di una trascurabile minoranza e pertanto godevo di vantaggi piacevolissimi quali: essere ignorato da ogni qualsivoglia forma di intrattenitore sociale, che sia animatore, guida, osservatore, vicino di stanza, stronzo comune. L’altro grande vantaggio è essere tagliato fuori dalle principali azioni di massa: concerti, riti pagani, tramonti di gruppo, transumanze verso misteriosi mercatini dove comprare borsette di Gucci e occhiali di Gucci, in buste di Gucci, ma senza che Gucci lo sappia o ci guadagni. In verità il mercatino me lo sono fatto, perchè la Signora necessita questo genere di iniziative. 

Ho visto e surfato due onde incredibili, in posti abbastanza spartani da rendere difficile l’affluenza di massa. 

Certo, se il mondo dovesse finire a dicembre dell’anno prossimo, potete tranquillamente evitare di mettere sulla lista “le trenta cose da fare prima dell’apocalisse” quest’isola, a meno che non siate pecore, tedeschi o sabbia. Però, un posto così piacevole, giusto nel mezzo di un inverno così noioso, è davvero un bel diversivo. 

Vorrei esprimere alcune sagge riflessioni circa il blocco del traffico a Milano. Qualcosa che tenga conto del punto di vista dei commercianti, dei cittadini, dei politici, dei verdi, dei rossi, dei portoghesi, degli autisti dell’Atm, dei vigili e di tutti quelli che su questo blocco hanno qualcosa da dire. 

In fondo, riservavo tra le cose liete da fare al mio rientro un giretto con la Poderosa in centro. Che la moto d’inverno è un piacevole lusso e che il centro d’inverno è un piacevole lusso. Ma fa niente. 

Andrò a piedi in centro, perchè a piedi in moto non ci posso andare. 

Volevo anche esprimere alcune sagge convinzioni sulla manovra fiscale. Qualcosa che possa tener conto delle opinioni di tutti i miei compagni del caffè della mattina. Quel grande evasore del mio barista, il mio amico ultracentenario che prende sedici euro e cinquanta di pensione all’anno, il mio amico commerciante, il suo pastore tedesco, il mio amico grafico che non ho capito se fa il grafico o ruba giubbotti orrendi ai tamarri per poi indossarli per bere il caffè. 

Entrambe le riflessioni sono alquanto superflue. 

Non mi rimane che notare, con una vena malinconica, che non ho nulla contro Fabio Volo. Anzi, adoro la storia del panettiere che ha svoltato nella vita. Non ho nulla contro i suoi libri, perchè ognuno ha diritto di scrivere un libro. Non ho nulla contro i suoi film, i suoi dischi, le sue trasmissioni e i suoi parenti. Anzi, sono affettivamente legato al suo perder tempo per radio, per ragioni storiche. 

Però i fabiovolisti, quelli, perdio, proprio no. Un po’ come i piccoloprincipeisti, i paulocoheloisti e forse come i Mocciaisti (questi forse no perchè sono tutti minorenni, o almeno spero). 

 

6 pensieri su “Il Retro della vita di Fabio Volo

  1. Gentilissimo Commentatore,
    grazie.

    Alcuni lemmi generano, in effetti, perplessità nei più distratti.
    L’ignoranza non è di casa qui e nemmeno nei senegalesi che conosco.

    E non si misura in errori di ortografia.

  2. Caro Franz,
    L’ignoranza non è per forza un concetto negativo di per sé, ma implica semplicemente la non conoscenza di alcuni concetti. Non conoscere la corretta ortografia della propria lingua è indice di ignoranza. Credo che, mediamente, i senegalesi conoscano meno bene del sottoscritto la corretta ortografia della lingua italiana, da ciò la loro naturale ignoranza in materia (ho avuto diversi studenti provenienti da questo paese). D’altro canto non ho problemi ad ammettere la mia ignoranza nella lingua Wolof, la lingua parlata dai senegalesi. Conoscere i propri limiti è importante, tienilo bene a mente.

  3. “Andrò a piedi in centro, perchè a piedi in moto non ci posso andare”
    L’ignoranza non è di casa da te, certo, ma direi che la frase si commenta da sé.

    Salvatore

    • Caro Lettore Appassionato,
      ti pensavo ascoltando la discusssione su Saviano e i suoi errori di ortografia. Leggendo Carver e qualche amico Beat della Pivano mi sono permesso di conoscere alcuni preziosi giochi di parole. Non c’è nessun errore.
      Frequenta internet, goditi la vita, insegna a chi vuole imparare. Qui i limiti spingono tutti i giorni per farsi spazio tra di loro. Ma non hanno bisogno di nessun docente.

      Trovati un blog migliore. Sarà semplicissimo.

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