Migrazioni

Faticosissimamente, sto migrando virtualmente da un posto a un altro. Come tutti i migranti ho un problema linguistico non indifferente, nel senso che non capisco la lingua del mondo virtuale. Ergo, migrare mi costa sangue e dolore. Installare, rimuovere, configurare, spostare, settare, questi sei anni di blog da un posto a un altro mi sta costando sudore, neanche tanto virtuale.  Sono un tardone digitale, pigro e rivolto alla mera sopravvivenza. Basti guardare il vecchio blog, così geometricamente anziano, digitalmente sorpassato. Eppure, funzionava. Scrivevo, dal 2005. Ne troppo tardi, ne troppo presto, per farsi un blog. Sono passate almeno due vite e mezzo, tra qui e li. Non c’era internet sui cellulari e c’erano ancora le schede telefoniche e le ultime cabine, tanto per citare due cose che fanno tanto “ho vissuto cose che voi, fottuta generazione digitale, non potete nemmeno immaginare”. Scrivo meno, ho meno tempo per farlo, perchè passo molto più tempo a osservare la vita stravolgermi i programmi.

Essere felici per una vita intera sarebbe decisamente insopportabile, dicevano, ma sono stati sei anni decisamente divertenti. Mi ero chiesto proprio questo, il pomeriggio di sole in cui ho deciso di aprire un blog.

Ora, quando la migrazione sarà completa, se mai lo sarà, mi feliciterò di possedere un sostanzioso passato digitale. E continuerò a scrivere del presente, appena vissuto, diciamo passato prossimo.

Niente di imperdibile.

 

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