Il porto per chi parte porta novitàimportanti

Davide ha una casa sui Navigli, in una di quelle stradine strette che seguono i raggi dei piccoli canali, con i larghi portoni di legno delle vecchie cascine. Sembra, in effetti, di essere a qualche kilometro da Milano, con le rane e lo scorrere dell’acqua. Invece sei a pochi passi dallo struscio del Naviglio Grande, con il suo scorrere di umanità provinciale e di yuppies malandati. Mangiando un gyro seduti per terra, guardavamo le gambe lucide delle ragazze e le ciabatte improbabili dei ragazzi. La città è entrata trionfale nel migliore periodo dell’anno, quando con clemenza dispensa tramonti che colorano i profili dei fortunati terrazzi dove le zanzare non arrivano. Dicono sempre che saremo in pochi, perchè il popolo sommerso della bolivia, del messico e delle filippine di Milano non fa statistica. Eravamo di ritorno dal mare dei milanesi, quella liguria che con il suo mare sporco, denso e unto, il traffico immorale, il caldo cittadino, è sempre l’unica alternativa a portata di week end. Stipati in un bagno con gli ombrelloni arcobaleno, guardavamo la schiuma verde battere sui sassi. C’è sempre la stessa malinconia a Cogoleto, tra le strette stradine e quel fare debosciato e iracondo del ligure di provincia. C’è sempre qualcosa di magico nel tornare al tramonto. Non ho resistito, e a bordo della Kaffettiera, ho fatto tutta la circonvallazione, corsia preferenziale, affiancato da egiziani con motorini cinesi e ciabatte napoletane. Ho girato nelle zone della mala milanese, che non va mai in ferie. E poi, poco prima di mezzanotte, tornavo sfiorando le puttane di Ripamonti, acrilico e pailettes, e i baracchini che friggono uomini e bestie.

Gocciolando di un sudore alla cipolla, ricordo del gyro, cerco di uscire dal primo ingorgo del mattino con tutta la macchina intatta. Il sole porta ventisette gradi alle otto meno un quarto, ci fosse il mare sarei già da un pezzo con le palle a mollo. Ho in mente questo Folco Orselli che cantava una poesia di Chinasky, perchè ogni week end ha la sua colonna sonora. Sono contento di essere stato lontano dallo sciabattare elegante del centro, dei locali a rimorchio e da tutta Milano. Sono contento di essere stato seduto in un caruggio senza orario, e senza nessuno che sentisse la necessità di sbarcare il sabato sera in posti hot.

Il prezzo da pagare per la lontananza con i quattro locali che finanzio con eleganza e gratitudine ogni week end, è stato duro: parlare, ascoltare, raccontare e scoprire. E di colpo mi ricordo che è questa la magia che mi cambia.

Renato guida come un autista di autobus turistici, con il piede bloccato a centosettanta sfioriamo i campi e le cascine abbandonate. Renato è come un fratello. Respiriamo i silenzi tra due massime, un discorso di vita e un cesto di puttanate.

Adesso do un senso a questa cravatta, sparo a salve sul tavolo di mogano e formica, chiudo in bellezza, scapolo potrò canticchiare Azzurro sulla tangenziale al ritorno e mangiare cibo in scatola guardando distratto un film sulla rai.

 

Un pensiero su “Il porto per chi parte porta novitàimportanti

  1. Signore concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quello che posso e la saggezza di conoscere la differenza

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