Tutto lone ( Panta Lone)

Riassunto in tre tempi: la fine messa all’inizio, l‘inizio nel mezzo e tutto il resto a casaccio.

Si, perchè tutto parte da un lunedì di luglio. Mentre cerco di respirare, e tiro la vespa per farmi arrivare aria ai polmoni, già sudato ancora prima di arrivare in ufficio. Peccato che Kubrick sia morto. Questa mattina il cielo su Milano lo avrebbe ispirato non poco. Grigio, spesso nei suoi trentacinque gradi, irrespirabile, sconfortante.  Nelle mie scarpe da ufficio sento le piaghe sui piedi. La carne rossa, irritata dalla tavola da surf. Le porto come un piccolo segreto, come il prezzo pagato al mare anche questo fine settimana. Per le cose belle c’è sempre un prezzo.  Non lo si dice a nessuno. A nessuno interessa delle mie piaghette. Del dolore nel camminare. Come me, con piccole cicatrici, ci sono almeno altri quattro. Sono tutti in giro. Uno monta mobili in Porta Romana. Uno si è svegliato all’alba per andare in chissà quale cantiere. C’è un pubblicitario con le piaghe sulla pancia, e un libero professionista con le ginocchia viola. Questo mi consola. E mi fa sorridere. Perchè in acqua eravamo tutti zitti. Un silenzio irreale. Davanti a certi spettacoli si sta zitti.  Questa è la fine. L’inizio è tutto in una piccola mareggiata, tra meduse e alghe. Segnati dalla stanchezza, scottati dal sole, zitti in mare.  Una dopo l’altra, semplicemente onde. Senza misure, senza metri. Tante volte voler misurare le cose le rovina. Vale per le onde e per le sensazioni.  Troppe volte. Mentre respiravo con la stessa tranquillità di uno con un masso al collo, mi fermavo sulla tavola, a mollo. E pensavo che spesso non è dove ritorni a pesare, ma è quello che lasci. Per questo anche questa domenica sembrava una piccola cerimonia funebre. Passi lenti, un’ultima birra. Qualcuno che guarda se mai fosse il caso di aspettare che salga il mare. Mai più piatto di così. Basta una cena, con la frutta mischiata al pesce, a dare la sensazione di poter decidere quando partire. E sentirsi arrivati a Melegnano, che è uno dei posti più surreali di tutte le estati. Il casello come la porta di una prigione. Perchè forse c’è tra di noi qualcuno che al mare ci viene per il mare, ma anche per lavare qualcosa, per pulirsi, zitto a rincorrere un onda. Quel qualcuno assomiglia tanto a me, ma forse ci assomigliamo tutti, almeno da questo punto di vista.

tante volte poi uno dice che è il caso. Ma con solenne rigor mortis il nostro Presidente del Consiglio ci ha avvisato oggi che la recessione è finita. Questo porta a due conseguenze dirette e una indiretta. Delle dirette la prima: potete comprare più magliette Starsfucker. La seconda: devo proprio essere un caso a parte, perchè con le mie entrate posso mantenermi solo un polso e una gamba, o a scelta, la pancia e le caviglie. La conseguenza indiretta è che sempre di più rimango del parere che quando mi faccio un’idea su qualcuno non mi sbaglio.

9 pensieri su “Tutto lone ( Panta Lone)

  1. necessario precisare che vera star di tutto il week end è stato Mona. Sconcertante la prestazione di Egofix, sconvolto da travoni innamorati che lo seguono fino al mare. El Presidente riprende il domino della classifica. Insomma, alla fine l’agonismo ha sempre la meglio

  2. ah sì! ma bene…..molto bene. I miei amici si passano dei week end da paura senza di me e e si invitano tra di loro….a casa mia tra l’altro! Azzoooo qui vige l’anarchia più totale. Appena vi becco devo mettervi in riga uno per uno! L’ignorante

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