Chi ha l’indispensabile bisogna del superfluo

Milano, Old Fashion, ore 24.00, venerdì sera. La Milano bene, o che vuole sembrare bene, o che si sente bene, è tutta in coda. Grande movimento all’ingresso. Noi passiamo la fila. Ikea ci fa entrare tutti. Noi siamo un gruppo. Da soli non saremmo mai entrati: 12 uomini e due donne. Passiamo direttamente al privee, perchè a noi la massa ci disgusta. Il confine tra il privee e il resto del mondo è una ringhiera, un balcone rialzato da cui si può salutare gli amici proletari che stanno in basso. Gli amici proletari devono poter vedere cosa succede ai fortunati che possono salire. C’è una concentrazione di maiale pari solo a un allevamento della Amadori. Solo che qui non si macellano, si limonano. Wilson ha una camicia che sembra stata creata per lui, profuma come un travesta, si muove veloce e punta diretto su una minigonnata che salta la parte dei finti rifiuti e si concede in tre minuti secchi.  Lui ha la stessa reazione di un airbag. La sua bocca è come un paraurti. Se sollecitato comanda il rigonfiamento dell’airbag. Lei è esperta di meccanica. Ha anche due amiche cofane e un amico carrozziere. Officina dell’amore. Mi sposto e incappo in un distributore automatico di sorrisi e strette di mano. E’ qui per la festa del candidato. Inutile chiedere di che partito. Siamo all’Old Fashion non al Leonkavallo. Distribuisce piccoli volantini. Interinale in campagna elettorale. Disgusto, ecco cos’è quel saporino in fondo alla bocca. Lo faccio passare con un paio di cuba, che pago come un viaggio a Cuba, ma senza il mal d’aria. Il Presidente e Lo Ignorante si propongono in assetto da battaglia. Usciamo a fumare. C’è anche la Tina, il cuba serve come liquido antigelo. Proprio una serata da meccanici. Riflessione con sigaretta: "uè ma sono tutte fighe". Concordo. "ma proprio tutte, cazzo. Sarà la primavera". Concordo. "anche la tua donna comunque… la foto sul sito. cazzo si tiene bene" Concordo. Wilson, sgonfiato l’airbag, dispensa saggezza con una riflessione che merita la laurea: se il papa muore io non mi laureo. Vedo Ikea in broccolo e rifletto sul fatto che il rischio aumenta notevolmente. Ikea scopa ogni morte di papa. Ale passa tutta la serata a rincorrere l’interinale da campagna elettorale. Sarà vero che salire sul treno giusto è questione di attimi. Cazzo bisogna votare. Mi faccio un altro cuba. Perchè pari porta sfiga. Sono distratto dalla Signora. Un po’ stanca. La lascio in compagnia di Germano. Si è messo anche la camicia nera. Sorbole. In bagno piscio. Sembra niente, ma sono l’unico. Gli altri si curano il naso. Al tavolo compare una bottiglia: rhum. Diosialodato. Bevo a sorsi. Mi illudo venga offerta dal candidato interinale. Invece si paga. Vorrà dire che calcherò di più la matita sulla scheda elettorale. Finisco i soldi. Ma alla fine a cosa servono se non a uscire il venerdì. Che se inizio con queste riflessioni poi mi incazzo. Infatti mi incazzo. Con me stesso. Prendo la scusa della stanchezza della Signora. Propongo di andare. Vado via che sono le tre. Circonvallazione deserta. Arbore in sottofondo canta smorz’e lights. Non riesco a fare le pagelle. E ogni tanto penso che… va beh… 

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