Jumping Jesus

In piedi in una fredda reception blu cobalto. Dipingere i muri è diventato un modo come un altro per rendere luoghi ameni come la reception di un hotel di media categoria un posto difficilmente vivibile. Mi capita, negli ultimi mesi, di recuperare dal grosso cesto della memoria, facce e sorrisi che avevo quasi dimenticato. Me li ritrovo davanti nel luoghi della mia settimana lavorativa, in un fast food vicino all'aereoporto, di fronte a me in coda al check in, fuori da una stazione, in fila per un caffè caldo nell'ultimo bar del terminal low cost. Nei luoghi dove la nostra generazione sta perdendo la verginità dei sogni, schiantandosi contro tutte le parole che servono a nascondere la realtà. Luoghi che hanno sempre grandi vetrate sul mondo intorno, che troppo spesso è semplicemente un mastodontico parcheggio, asfalto, latta, plastica, asfalto, latta e ancora plastica. La nostra generazione, che fa di tutto per dimenticarsi di avere trent'anni, e combatte battaglie per la democrazia su facebook, organizza tradimenti e incontri nelle pause pranzo comandate, la nostra generazione che si infila in comode periferie dormitorio, addormentandosi alla luce dei neon di un centro commerciale, dopo un abbondante happy hour.

Che cazzo di colore, il blu cobalto. Andrebbe bene per villaggi turistici di seconda categoria, quelli con gli animatori scazzati e il cocktail di benvenuto mezzo caldo e sgasato. Che cazzo di posti che vediamo di continuo nelle nostre giornate. Mangiando il mio pollo ai ferri, tenevo d'occhio la grande vetrata sul parcheggio e il giornale sotto il piatto. Il sole picchiava sui tetti delle macchine, facendo strani riflessi contro i vetri, quasi scaldando. Ho riconosciuto la faccia, tonda, bella, dolce, quasi subito. Ma ho aspettato di vederla seduta vicino al mio tavolo, ordinare un hamburger, ridere di qualcosa, per ricordare il rumore delle nostre parole. Mi sono tornati in mente i nostri pomeriggi al telefono. E le nostre Marlboro Light fumate di nascosto, contro il Naviglio. E le nostre camminate. A camminare in due, c'è sempre uno che segue un altro. Sembra di camminare insieme, ma è sempre uno dei due che sceglie, senza nessun dubbio, di seguire l'altro.

Blu cobalto, sembra di essere in una di quelle case del terrore dei luna park di provincia, quelli che comunque da fuori viene uno spiraglio di luce, che basta a farti capire che è tutto finto, e finto male per giunta. Mi ricordo alla perfezione il giorno, l'ora, il mese, la pioggia calda, il momento preciso in cui ho smesso di camminare seguendoti ciecamente. Pioveva, madonna la pioggia a giugno. C'era da dirsi tanto, ma poi è stato molto più semplice capire che era quasi tutto finito. In un pomeriggio di giugno, sotto la pioggia.

Fa impressione, come la gente pensi che un colore assurdo possa risolvere la banalità di un posto. Fa impressione rivedere una faccia, un sorriso, che apparteneva a molte vite fa. E fa impressione quanto poco ci vuole a far riemergere tutta quella pioggia, e tutti quegli anni di parole, sigarette, camminate, sospiri.

Ritorno con gli occhi alla vetrata e al suo parcheggio. Vorrei vivere, da grande, in un posto dove le grandi vetrate non si affaccino su infiniti parcheggi.
Sarebbe un mondo dove si costruiscono finestre non per vedere altri uomini, ma per cercare lontano con gli occhi.

Non solo la reception è fredda, la camera assomiglia a una specie di tomba famigliare. Quelle dei cimiteri di qualche tempo fa, con il marmo rosa e le pareti che sembrano caderti addosso. In quante camere come questa avrò dormito negli ultimi anni? Cento? Affondo nel letto, guardando il soffitto, blu cobalto.

Quale Rhum Bevo io, quale rhum bevi tu

Cercavo un libro di poesia. Non cercavo un libro in particolare, ma avevo una vaga idea. Ho incontrato una poetessa, mi ha fatto comprare il suo libro. Ci siamo parlati. Abbiamo parlato della Scigheira, di Catalano, di Milano. E di poesia. E' una bella signora, le sue parole sono eleganti, gli occhi sinceri, e il libro decisamente bello. Sto ancora cercando il mio libro di poesia. Di contro, oltre che con il libro di questa signora, sono uscito dalla libreria con un libro di Raffaele Nigro. L'ho comprato per il titolo, non ti preoccupare, nemmeno io avevo la più pallida idea di chi cazzo fosse Raffaele Nigro. Con i libri è così. Per questo è la passione più bella del mondo. Quando proprio credi di aver letto tutto e toccato il cielo del giallo/noir con la Vargas, ti piomba Wislow tra le mani. Quando credi di aver finito, e placidamente osservi i tuoi libri ordinati secondo la personale classifica: i migliori del novecento, scopri di aver infilato nella tua libreria meno di un millesimo di tutto il novecento. Devi ammettere che, ad esempio, con le macchine da corsa oppure con i francobolli c'è molta meno possibilità di rimanere francamente stupiti.  E poi un suggerimento per un buon libro può arrivarti dal più idiota dei tuoi colleghi, perchè i libri sono così, si fanno prendere da tutti e si fanno leggere. E le storie che i libri raccontano si fanno trasportare di voce in voce. E magari ti arrivano al momento giusto. Poi, continuando a camminare attraverso il centro, cercavo una bottiglia di rhum. La mia storia d'amore con il rhum è come la mia storia d'amore con i libri. Cercavo un buon rhum, non avevo in mente nulla di particolare, se non un rhum di cui mi avevano parlato. Viene dalle Barbados. Il rhum è come un libro, devi sentirne il bisogno. Ci sono periodi in cui il Bacardi basta e avanza al tuo palato, ci sono periodi in cui la tua sete è complessa. Questo rhum viene dalle Barbados. E' forte, aspro, caramellato e bianco. Rhum fine per palati fini. Poi in fondo, qualche volta va bene qualsiasi cosa, basta che sia rhum, o basta che sia un libro.
Non ho trovato il rhum, ma ero pieno di cose da festeggiare. Solo uno stolto potrebbe farsi trovare impreparato dalla vita, con un sacco di cose da festeggiare, ma senza rhum. Ma a casa mia dorme, coperto da un portabottiglia di raso, eredità del doloroso capitolo: "ho fatto la lista nozze ma mi hai regalato quel cazzo che volevi tu, e nello specifico è davvero un regalo del cazzo", una preziosa bottiglia di rhum per questo genere di emergenze. Che di alti e bassi nella vita ce ne sono parecchi, ed è un peccato non festeggiare gli alti, che poi ti tocca bere quando navighi nei bassi. Il libro di Raffaele Nigro ha tutti i difetti per essere un libro che non comprerei mai: non so chi cazzo sia Nigro, ha la copertina rigida, costa uno sproposito e non ha lo spessore per entrare in nessuno dei buchi che mancano per riempire la mia libreria. Però nel titolo compaiono sia la Pivano che Hemingway. E allora spendi tutti i soldi, senza pensarci. Come davanti a un bicchiere di rhum. In compenso, il libro di poesie si intitola: mi rifiuto di essere più alta di un fiore, e la bella poetessa si chiama Giovanna De Carli. Invito a comprare, perchè non c'è più bel gesto che comprare un libro di poesia oggi.

Inoltre rispondo all'anonimo commentatore che chiede qui che rhum si beva. Sarò conciso, qui si beve rhum. Il rhum è rhum. Ci sono periodi della vita in cui qui si beve Vizcaya, Mount Gay, Barcelò, Barcelo Imperial, Pampero Reserva, Tortuga, Diplomatico, El Dorado, Zacapa, Caroni, Botran. Ci sono anche periodi in cui non riesci a farti dare niente di diverso da un cazzo di Bacardi. (cercalo, si scrive cazzodibacardi, tutto attaccato. Solitamente lo trovi negli stessi posti dove ti danno pessima musica e gente che si sente molto figa. Fai attenzione, quando bevi cazzodibacardi solitamente incontri persone che bevono cazzodibacardi). Io, personalmente, sono affettivamente legato a un rhum in particolare. Ma, come con i grandi scrittori di cui non conoscevi nemmeno il nome, per rispetto bevo tutto.

PS: non comprare mai rhum o libri in internet. E non comprare mai libri nello stesso posto dove compri il rhum. Nello stomaco, poi, si mischia tutto, ma diamine diamoci delle regole.

La Schiena di Siena Parte prima

Ci sono moltissime cose da fare a Siena. Ad esempio, sentirsi a casa. Finalmente. E, sospirando sommessamente, accucciati nel letto a guardare le travi, dire: finalmente. Oppure si può camminare per i vicoli facendo finta di essere in un posto come un altro. Si possono cercare i rumori delle colline, guardando dall'alto delle mura, oppure si può cercare un muro che non racconti una storia lunghissima. Si può camminare, praticamente fino alla fine del tempo. Camminare a Siena è diverso dal camminare nelle città del mondo, lontane dall'ombelico di tutta la storia.

Io e la Signora, passeggiamo con il rispetto dei nostri passi. Beviamo da grandi bicchieri di vetro, lasciandoci alle spalle tutti i progetti che ci hanno inseguito da Milano. Fumiamo nell'ombra di un vicolo. Guardiamo il rosso di Siena, di tutti i tetti e di tutti i mattoni, diventare porpora nella sera nuvolosa.

E lentamente prepariamo il nostro ritorno.