La Morning Routine segreta delle star

Ho letto su un libro che il miele della vita che stai cercando affannosamente è nascosto dietro alle sofferenze che stai evitando. E’ una bella frase, mi dico. Di quelle ad effetto, tra LinkedIn e Instagram, che uno la legge durante lo scrolling sul cesso e pensa: che intelligente questo ragazzo. E poi finisce di cagare, si pulisce, si alza, e si è dimenticato di te e della tua frase, ma non di quel video con quel gatto che fa quella cosa che fa tanto ridere, tanto che in cucina, in mutande, mentre scalda il caffè, accenna un : “amore ma perchè non ci prendiamo un gatto”. Mica le dice: “amore ma perchè non cerchiamo insieme il miele della vita nascosto dietro la montagna di cazzi che tutti i giorni affrontiamo stancandoci come degli schiavi e poi ripiegando su picchi dopaminici ed eccessi alcoolici?”.
Lei lo ama, distrattamente, come si ama dopo i sei mesi di innamoramento, che ho letto in un libro che l’innamoramento dura sei mesi, e non lo ascolta davvero, che è un segreto delle relazioni dove si vuole andare avanti per più di sei mesi.

Stamattina mi sono messo sul cesso e mi sono accorto di non aver voglia di leggere. Ho gelosamente costruito una routine che sconfina nell’ossessivo compulsivo per le mie mattine. Mi sveglio, prego nel letto, mi alzo, bevo un litro d’acqua, cago, leggo, leggo cagando, vado in palestra, finisco un workout diverso tutti i giorni con dieci minuti di meditazione, ed esattamente 80 minuti dopo essermi svegliato sono pronto ad andare in ufficio.

Funziona? Ma che ne so io. A me fa stare molto bene. Vivo una vita lavorativa in cui hanno cancellato qualsiasi pallida ombra di comfort zone, cresco una pattuglia di adolescenti che fanno a pugni per trovare il loro posto nella vita, e nel frattempo invecchio. Mi serve una cosa calda, una coperta, un processo semplice, cose che assomiglino al comfort di un abbraccio.

Comunque, questo non è un post sulle routine del mattino. Ricordati di pregare Dio. Il tuo Dio, quello in cui credi. Credono tutti in un Dio. Magari si chiama successo, o soldi, o anche quella malsana idea di possedere tutte le tue coetanee senza voler procreare. Sono divinità minori, decisamente più stupide di un vero Dio, ma è pur sempre quello in cui credi. Chi sono io per giudicarti. Ok, svegliati, ricordati qual’è il tuo Dio. Pregalo. Alzati. E fai la cosa più difficile di tutte: amati. Ho finito.

Non avevo voglia di leggere, così sono rimasto a fissare il calorifero. La luce d’autunno mi stronca, mi dimezza le forze, mi manca quel chiaro che arriva dalla finestra del bagno a ricordarmi: ehy baby, guarda che fuori c’è il sole. Esci. No, fuori c’è un grigio enorme, compatto, soffice come una lamiera. Caga con calma. Nessuno ti aspetta fuori.

Allora mi son messo a pensare al miele della vita.

Sai di cosa non ho voglia di parlare? Di morte. E’ questa la vera cosa da superare quest’anno. No, non parlo della mia morte. La immagino, a volte. Ma poi mi rendo conto che non mi serve. Arriverà. Farà male, forse. Penso alle morti che ho avuto intorno negli ultimi mesi.

Il miele del mio novembre si nasconde dietro alla morte.

Beh, per lo meno me lo sono detto. Cagando, davanti a un calorifero, mi sono detto che succederà. Di dover affrontare questo argomento.

Vi penso, amici. Pietro, Max, Massi, David. E’ stata un’estate tragica, se la mettiamo così. La vita, diceva Chaplin, è una tragedia in primo piano, una commedia in campo lungo. Io, sto giro, ero sul campo lungo. Ho bevuto delle birre, pensandovi. Ma poi sono tornato alle mie cose. A volte penso alle vostre mogli, che sono rimaste vedove a quarant’anni. A volte penso ai vostri figli. Mi gira la testa, perchè penso a mio figlio. E sempre chiamo l’assicuratore e verifico che la polizza sia in ordine. Se muoio oggi, gli arrivano ottantamila euro. Meglio che un calcio nei coglioni, dice l’assicuratore.

Che lavoro del cazzo, l’assicuratore, quando devi parlare di morte quantificandola. Se chiedessi alle mogli dei miei amici, oggi, quanto vale la vita dei loro compagni, se davvero lo facessi, forse dieci milioni non basterebbero.

Ma mi rassicura, sapere di averci pensato.

E prima di morire voglio lasciargli due cose importanti, a mio figlio.

E voglio scopare sotto la pioggia vicino al mare.

E voglio leggere tutti i libri del mondo.

E voglio respirare con l’affanno sulla vetta di una montagna.

Cagarmi addosso dopo un tornante sbagliato in moto.

Sta storia del miele della vita è comunque carina.

Mi sa che me la rivendo.

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