C’è questa cosa qui, a Milano, ultimamente, che saltiamo la primavera, intesa come i fiori sulle magnolie in viale Caldara, le mimose gialle ai giardini Montanelli, i prati verdi ma, soprattutto l’aria frizzante, il sole, quelle cose lì che altre città hanno in abbondanza. La saltiamo perchè di solito, quando il resto del mondo mette in scena la primavera, noi facciamo un revival dell’autunno di Londra, con pioggia fitta e freddo, fino a un giorno, dopo la metà di maggio, dove sparecchiamo e rimettiamo in piedi l’estate milanese. Torrida. Molte cose sono cambiate, in questi anni, i call center intrusivi, il prezzo del diesel, i reggiseni brutti, le moto che non fanno più quel sano rumore di progresso e smog, il sistema sanitario, e anche le stagioni.
Però, osservavo stamane, è qualche anno che a fine febbraio, e per quasi una ventina di giorni, Milano si veste di una, inaspettata, prematura, dolce, primavera. Poi, per Pasqua, il delirio.
Stamattina sono uscito solo perchè c’era questo sole, deciso, impunito, con l’aria fresca, delizioso, davvero. Sono rimasto in piedi, in soggiorno, dieci minuti buoni, a cercare di capire se fosse il caso di lavorare da casa, per risparmiare tempo, oppure spingersi fino in ufficio, per lavorare sul balcone che affaccia su Corso Europa. Ha vinto la seconda.
Entrando in ufficio pensavo a tutte le parole che finiscono per -ette.
Sette, tette, mette, promette, smette, lette, vette, civette, ricette, polpette, nette, rette, dette, fette, palette, rilette, rimette, ristrette, strette, non me ne vengono più.
Ho anche pensato a un breve elenco di cose che si dovrebbero fare in primavera:
- le pulizie di primavera.
- risolvere l’irrisolto che se poi bussa d’estate è noioso. E poi d’estate è male provare a risolvere le cose, per noi poveri, perchè un conto è esser ricco e avere davanti un’estate di viaggi e cose, ma se sei normale, l’estate è cortissima, e non va riempita con cose noiose.
- Riprendere quel progetto di studiare tutti i piani B che hai provato a mettere a terra, e che nessuno sembra promettente. Comunque, nessun piano B dovrebbe essere promettente, perchè se no diventa presto un Piano A.
- controllare l’assicurazione medica e fare un giro di controlli, sperando alla fine di non sentirsi dire nulla di più dei saluti formali dall’ecografista.
- Fare un viaggio in moto, che non fa più freddo, non fa ancora caldo.
- regalare fiori. Belli. Non quei mazzi tristarelli dell’Esselunga, ma quelli belli che ti fanno i pakistani, che però ci mettono sempre due ore con il filo di spago a legare tutto e tu senti l’attesa del mazzo di fiori come la più delirante perdita di tempo della tua vita.
- leggere un intero libro su una panchina in una domenica pomeriggio. Distraendosi, di tanto in tanto, osservando due ragazzi che limonano, una vecchia che lecca con passione golosa il suo cono bianco (limone, o crema?), quel bassotto a pelo lungo che corre dietro a una pallina, i due ragazzi che confabulano mentre trascinano gli skate.
Mi sembra tutto fattibile, penso guardandomi allo specchio. Ci sono dei lunedì mattina che ho lo stesso sguardo sconfitto e vacuo del mio barbiere quando gli spiego che taglio mi piacerebbe e resta con le forbici in una mano e l’altra sospesa nell’aria e questo sguardo che dice: non voglio capire, non sento, non ho capito niente, dov’è il mio talento? Poi mi fa lo stesso taglio di sempre, raccontandomi di essere stato chiamato da -un nome di una casa di moda a caso- per fare il parrucchiere a una delle sfilate della settimana della moda. E io penso che quello sguardo lì è una sicurezza, come il mio taglio.
Mi sembra tutto fattibile. Ho ricominciato anche a scrivere, potrei tenerne traccia. Mentre bevo il caffè al bar dell’ufficio, penso che un ecommerce di oggetti carini sarebbe un bel modo per unire il mio desiderio compulsivo di comprare soprammobili carini, il mio necessario sviluppo di un piano B, e una bella cosa da fare nel tempo libero di aprile e maggio quando pioverà tutta l’acqua del secolo. Un ecommerce di paccottiglie che io mi sarei comprato, anzi mi sono comprato, le uso un po’ e le rivendo. Tipo la lampada a palloncino, che mi ricorda l’infanzia, o un modellino di una caravella, con tutte le funi e anche i cannoni, forse non è una caravella perchè le caravelle non hanno i cannoni. O anche quel vassoio con i loghi delle officine meccaniche che pareva stare tanto bene in soggiorno, ma non nel mio.
Mi sembra una bella idea.
Ho fatto bene a venire in ufficio.