Attualità di un certo spessore

Oggi ero in palestra. L’ultima volta che sono andato in una palestra dovevo essere davvero grasso e stupido per poter pensare che un non luogo così non luogo potesse risolvere i miei problemi sociali. In effetti non ricordo la causa scatenante del mio amore per la palestra, ma ricordo di essere stato terrorizzato dal mio ortopedico circa un tendine rotuleo appeso a malapena alle mie ossa. Ricordo termini come ginnastica isometrica e altre volgarità. In ogni caso, ubbidiente e sottomesso avevo fatto uno splendido abbonamento semestrale in una palestra per andare su e giù con una macchina, correre contro uno specchio e sollevare pesi davanti a una porta anti incendio. Oggi ero in palestra perchè è lì che il mio fisioterapista opera. Il mio fisioterapista è diventato il "mio" fisioterapista perchè la "mia" assicurazione lo paga per verificare che le mie ossa siano simmetriche rispetto a un’idea di ossa simmetriche compilata da un fisioterapista diversi anni fa. Insomma, oggi ero in palestra perchè mi fa male da morire la spalla. Il mio ortopedico ha tirato fuori termini come cuffia dei rotatori, lussazione, spalla, operiamo. E io, ubbidiente e sottomesso, sono andato dal fisioterapista. In palestra. Ho dovuto aspettare parecchio, perchè il mio fisioterapista teneva un corso a diverse carampane grasse e vestite in modo tragicamente aderente. Stavano sdraiate per terra, lo sguardo perso sul soffitto, le gambe alzate e il viso terribilmente contratto. Lui, con le mani dietro la schiena, contava alla rovescia. Paghi perchè uno conti i secondi che ti separano dalla morte per spasmo. Ma sei carampana, e hai diritto di farlo. Un po’ come le balene che fanno acquagym nella prima corsia in piscina, pedalando con una bicicletta sott’acqua, al ritmo di canzoni da discoteca anni 90. Sono scelte. Mente aspettavo il mio fisioterapista, seduto, ubbidiente e sottomesso, guardavo l’indaffaratissima ragazza alla reception gestire un incredibile via vai di persone. La palestra deve essere una cosa tremendamente figa, per avere tutta questa affluenza. Per dire, se vai in chiesa, alla stessa ora, trovi sicuramente meno di un quinto delle persone che trovi in palestra. Forse perchè in chiesa non ti forzano a tenere contratti gli addominali sdraiato sul parquet. Forse dovrebbero mettere dei pesi vicino agli altarini votivi. E se le suore contassero alla rovescia mentre tu stai sdraiato sotto una panca con sette vecchiette sedute sopra? Forse sarebbe piena, la chiesa, come una palestra. Chi lo potrà mai dire. Di contro, in chiesa non c’è questo scambio massiccio di sguardi languidi tra uomini e donne, ma anche tra uomini e uomini, e tra donne e donne. Fondamentalmente l’esercizio fisico inteso come una corsa contro uno specchio, o anche una bella biciclettata davanti a una parete bianca, è mirato a rendere più appetibile il corpo che abiti per una eventuale riproduzione sessuale. In fondo, da quando non devi più cacciare i conigli armato di amigdala, ma ti è sufficiente gironzolare con un carrello tra gli scaffali infiniti, l’inesorabile inspessimento delle tue membra ti porta ad essere meno appetibile per un atto riproduttivo. Il fatto è che qui, inteso come in palestra, si confonde il mezzo con il fine. Difatti, non basta vestire ridicole tute aderenti per essere sessualmente più appetibili. Quindi in linea teorica, non dovresti tentare di riprodurti anche in palestra. In palestra dovresti tentare di dimagrire. Per poi tentare di riprodurti. Comprendo che la frenetica vita moderna restringe fortemente i tempi morti nei quali riprodursi, quindi è bene tentare di riprodursi ovunque, ma rimango molto perplesso sulla funzione psicologica della palestra. Inoltre mi permetto di segnalare che correre contro un muro o contro un televisore è un brutto sintomo. Come per altro pedalare come forsennati rimanendo fermi dentro una stanza senza finestre. Forse quando andavo in palestra, in fondo, lo facevo per riprodurmi. Oppure per avere tendini rotulei più robusti, tali da supportare eventuali atti riproduttivi in pose poco anatomiche. Che so, magari necessiterò del mio tendine sinistro per riprodurmi appeso a una finestra, oppure mentre salto da una striscia pedonale all’altra, evitando il pericoloso asfalto nero.

Mentre poi il mio fisioterapista si convinceva dell’esistenza fisica della mia schiena, provando in diversi modi e con diverse tecniche a distruggerla, pensavo a Berlusconi. Pensare a Berlusconi, oggi, non dovrebbe essere ancora reato. Memore delle ultime minacce ricevute da qualche lettore molto arrabbiato per quello che quivi viene scritto, e conscio del fatto che è altamente inopportuno morire per un opinione su un uomo e il suo operato drammatico, lascio che la storia condanni da se il gesto violento e l’uomo politico allo stesso tempo. Come con il buon vino, occorrerà tempo, ce lo diciamo dal 94, ma poi la storia dirà la sua verità, la vita farà il suo corso e tutto questo finirà.

Grandi domande filosofiche abitavano la mia mente, mentre il mio corpo veniva devastato alla ricerca della Cuffia dei Rotatori. Cercare la cuffia dei rotatori pressandomi il colon non è sicuramente una pratica ortodossa, ma di fondo quando l’assicurazione saprà di dovermi un colon nuovo, saranno loro a giudicare l’operato di questo buffo uomo grasso e sudato che mi alita sul collo e mi infila il pollice ovunque trovi tessuti molli. Bisogna avere fiducia nell’operato di persone competenti. In fondo, se ha studiato che per arrivare alla spalla è saggio partire dalla caviglia, girandola come una vecchia chiave in una serratura arrugginita, buon per lui. Fidarsi dell’operato di una persona permette, alla fine, di giudicarlo ed eventualmente ritenerlo inadeguato. Ritenerlo inadeguato suppone che si possa reperire una persona più adeguata, preparata e intelligente per ricoprire quella funzione. Alla fine, insomma, senza lanciare statuette del duomo in faccia al mio fisioterapista, posso lasciarlo per trovarne uno meno innamorato del mio colon. E il mio fisioterapista, senza armarsi di pompose scorte, potrebbe accettare il fatto di essere inadeguato. Anche per il semplice fatto che sempre meno gente sarebbe disposta a una penetrazione nel colon per un dolore al naso o alla spalla. E lui, sudato e grasso, davanti all’evidenza del fallimento, sarebbe costretto a fare altro o ad impegnarsi a fare meglio il suo. Senza lanci di statuette. Questo, per lo meno dovrebbe accadere in un mondo normale.
Un mondo dove grassi individui sudati non guardano languidamente giantesche culone attillate mentre lavorano sui quadricipiti ansimando e contorcendo la faccia. Questo dovrebbe succedere in un mondo dove la gente corre verso qualcosa, non contro uno specchio.

Inizieremo a preoccuparci quando i cinici cominceranno a crederci

Due premesse, brevi ma necessarie. Scrivo dopo essermi destreggiato dentro un menu in catalano per scegliere la mia cena, accompagnata da del buon vino bianco fruttato. La seconda premessa è ben più importante. Il post che segue è di utilità sociale altissima, talmente alta che mi riprometto di rileggerlo per offrire qualcosa di risolutivo, concreto, drammaticamente reale. Un post che eliminerà la sottile differenza tra questo blog e i blog più tristi dell’etere. Un post integralmente scritto su Text Document, quindi privo di ogni poesia visiva anche per chi lo sta scrivendo. Si tratta di definire le cose fondamentali per un natale felice, le cose da evitare assolutamente durante le feste e i regali più azzeccati. Alla fine, ne uscirete felici e molto migliorati. Potrebbe non essere del tutto vero, ma mi avvalgo della teoria usata da Feltri, per cui è possibile sparare cazzate tremende senza nessun fondamento per poi tornare sui propri passi con discrezione in un paio di mesi. Ma un paio di mesi dopo Natale, sarà troppo tardi per voi.

Un Perfetto Natale
Partiamo dagli elementi base per un natale perfetto: l’albero, il presepe, i festoni e l’aria soddisfatta ed ebete nello scorgere della magia nel vostro soggiorno. L’albero è fondamentale. Tassativamente sintetico. Che si fottano gli ecologisti, ma sintetico è davvero meglio: è molto più trash, garantisce un senso decadente, è imperfetto, ridicolo, insomma un must. Cosa appendere all’albero è importantissimo: ci deve essere appesa tutta la vostra vita. I viaggi, il lavoro, gli amici, l’amore e l’odio. Un riassunto silvestre dell’anno. Foto, ritagli di giornale, biglietti da visita, oggetti, strumenti e quant’altro, ma evitando tassativamente le palle, così impersonali, così Ikea, così famiglia perfetta che si capisce lontano un kilometro che non centrano nulla con voi. Il presepe è questione altrettanto fondamentale. Nonostante voi siate leghisti atei, imbarazzati dal senso religioso del natale, il presepe non può mancare. Il più tradizionale possibile. Quello con le statuine in pose spastiche, quasi doloranti. La donna con il secchio, il pastore con la zampogna, il fabbro che batte e ovviamente la Compagnia della Capannina, non intesa come Briatore e Puttane varie bensì come Bue&Asinello&SacraFamiglia. Meglio se il Gesù di plastica si stacca dalla mangiatoia, perchè il senso del presepe è mettere il Gesù di plastica nella mangiatoia la sera del 24. Evitate di comprare il presepe da fondazioni onlus, missioni africane e altri esotici enti che propinano ambientazioni funky. Il presepe deve essere tradizionalissimo.  Fondamentali sono anche i sempreverdi boa luccicanti appesi intorno alla porta. Innanzi tutto danno al portiere un ottimo motivo per odiarvi, perdendo continuamente micro fili luccicanti che cadono negli angoli delle scale, e poi fanno tanto Ferrero Rocher. E qui scatta l’elemento principe del natale medio, il Ferrero Rocher, in piramidi, lastre placcate d’oro, sfere, cubi e qualsiasi forma geometrica. D’estate il Grand Soleil, a natale il cioccolato con la mandorla. Produttore di enormi foruncoli, perseverante elemento di debolezza, tentazione e riempimento di lacune affettive. Il Ferrero Rocher non deve mancare perchè aiuta a sopperire alla delusione emotiva data dall’apertura dei regali e alla solitudine mentale della sera del 26, 27, 28 e 29. Notti nelle quali, ecco un altro must, è indispensabile armarsi di ricarica per cellulari da almeno 50 euro o anche ChristMas Card, per tempestare gli amici single e le amiche single con messaggi d’autore. Ricercati, decisi, e molto generici, vanno sicuramente a segno, essendo le sere dal 26 al 29, quelle in cui un single medio si sente talmente solo da potersi riprodurre anche con un animale domestico pur di ricevere qualche forma di affetto. Qui si spara sulla Croce Rossa, quindi cercate di armarvi di una ricarica sufficiente anche alle risposte e alle risposte delle risposte (il single in carenza affettiva ha bisogno di conferme. Non sarete voi il prossimo stronzo, non sarete voi a metterlo nel culo un’altra volta, non sarete voi l’ennesimo pazzo mitomane. Poi, sappiamo bene, che lo sarete. Ma il fine giustifica gli sms mendaci).  Altro must è l’irreperibilità, con ricercatezza, ma anche con fermezza. Irreperibilità che segna la differenza con l’uomo medio, che risponde a tutti i messaggi e a tutte le telefonate. Irreperibilità che consacra le feste. Spegnere il cellulare, abbandonare il cordless dentro la lavatrice, nascondere il portatile, evitare con fermezza i bar conosciuti. Premurandosi di sottolineare che, si, non partirete, ma avrete da fare. Fa così chic che è davvero irrinunciabile.  Altro elemento fondamentale del natale è la spesa d’emergenza. Dopo aver passato due giorni in coda al super mercato, con il carrello straripante di oscenità alimentari e costose bottiglie di solfiti e acqua, dovrete rimettere mano al portafoglio e produrvi nella spesa d’emergenza: una bottiglia di passito, da tenere in fresco, una bottiglia di bollicine, un cd adeguato, del cioccolato, una marmellata tipica, due vaschette di gelato e un paio di torte pronte. Quelle in busta, che basta non leggere gli ingredienti per essere felici. Frutta secca e tanti dolci tipici di cooperative sconosciute ma tanto trendy.  Elementi fondamentali per attuare, in tutta la sua possenza, l’ospitalità invadente tipica di questo periodo. Quella per cui, durante tutto il resto dell’anno, non ti sogneresti nemmeno di comprare una zucchina in più e gli ospiti a sorpresa finiscono a pizza d’asporto e birra in lattina, ma durante le feste tutto cambia, seguendo ancestrali istinti d’esternazione del ceto sociale, misurato in base alla larghezza del vassoio della frutta secca moltiplicata per la gradazione del vino offerto. Ci sono poi alcuni elementi portanti dell’intimità natalizia che vanno considerati per affrontare il periodo con la giusta carica. In primis occorre una profonda rivisitazione estetica. Niente di rivoluzionario, un semplice riordino generale, tale e quale a quello che tentate di fare a casa armeggiando con il mocio e l’aspirapolvere. Passate con attenzione il guardaroba, evitando di arrivare alla vigilia con il solito dilemma tra troppo elegante e ridicolo. Preparare il fisico, o per lo meno il suo involucro esterno, serve. In ultimo, abbandonatevi alle tradizioni. Che siano le più osservanti, con tanto di messa della vigilia, bacio al presepe, saluto al parroco e strette di mano alle vecchie amiche della nonna sul sagrato della chiesa; oppure che siano le più atee possibili, con cenone della vigilia, richiamo a pranzo, tombolata nel pomeriggio, brindisi della sera e tutto il resto. Insomma, non abbandonate le tradizioni con cui siete cresciuti, perchè in fondo sono un pezzo importante del natale. Anche la paranoia lipidica del 26, con lo sguardo deluso nello specchio e i conseguenti buoni propositi, fanno parte del pacchetto. Fare buoni propositi e non mantenerli non ha mai fatto male a nessuno, fa parte del ridicolo impianto per cui dopo tre giorni di cibo ti senti grasso e senti il bisogno di rimediare, ma dopo anni di tubo catodico non senti di avere nessun problema e anzi, ti lasci sul divano in cerca di qualche cazzata.

Evitare è meglio

Ora, il capitolo delle cose da evitare sarà breve e pungente. In fondo, per uccidere il natale basta davvero poco. Il primo killer delle feste è quel cazzo di babbo natale appeso alle finestre. In tutte le sue forme, con scala, senza scala, con testa rivolta al pubblico, con gambe piegate, è la cosa più triste, orrenda e scontata che i cinesi abbiano mai prodotto. Da evitare assolutamente, e da rimuovere se possibile. In uno Stato normale, l’appendere babbo natale al balcone, finestra, cornicione, vetrina, sarebbe reato penale. Tolto questo, anche l’addobbo improprio di superfici non natalizie, come la macchina, il cane, i gerani morti sul balcone e il proprio corpo, è da evitare. Brutta malattia. Il cane con il ridicolo cappotto di natale, le mutande rosse di Intimissimi con il babbo natale sorridente, la macchina con la neve finta, il balcone con le luci lampeggianti, sono cose drammatiche. Esternazioni di povertà umana. Lasciamole al resto del popolo, noi che ci basta l’essere felici, noi che natale è un giorno come un altro, noi che la vita è bella anche senza lucine lampeggianti. Evitiamo anche la sindrome Sale&Pepe: quella per cui tutti hanno diritto ad improvvisarsi chef, e propinare immonde accozzaglie di cibo ad amici, parenti e amanti. Se non sai nemmeno bollire due uova, non sarà certo il natale a donarti il tocco per trasformare panna, salmone e fusilli in una pasta decente. Lascia davvero stare. Ci sono ottimi take away e grandiose gastronomie. A ognuno il suo mestiere. Altro mostro da combattere è l’assolo buonista. Quello che ti porta a comprare piccoli pensierini per amici di terzo, quarto o quinto grado, parenti lontani, ex fidanzate, colleghi e condomini. Meglio due sane strette di mano, con sorriso cordiale, che una candela rossa con i brillantini. D’altronde, se per 360 giorni l’anno te ne sbatti le palle del resto del mondo, inutile tentare di rimediare in cinque giorni a Natale. Strettamente connesso è il messaggio penoso, quello che scrivi, armato di buone intenzioni, a vecchi amici, ex colleghi, ex fidanzati. Cerchi le parole, senti il dovere di farlo. Ma per favore. Tieni i soldi per una sana caccia al single nel post festa. Chiudiamo la lista con la cosa più importante da evitare: il messaggio generalista. Che esso sia un sms con una catena di sant’Antonio, un messaggio in rima, una mail con auguri generici e gif animata con albero e stella cadente, lascia stare. Il tuo squallore umano si misura soprattutto con queste iniziative. Ti prego, piuttosto appendi un babbo natale al cornicione, addobba il tuo cane, insomma fai tutto il resto, ma non cadere nella tentazione ipercomunicativa. Lascia davvero stare. Come l’elenco minimo di ex, amanti e possibili conquiste. La tentazione è di rifarsi sentire. Ma non farlo! Piuttosto aspetta il 10 gennaio, data sterilizzata. Roba da accapponare la pelle. E infine, come ultimo, disperato suggerimento, non cercare il senso del natale nelle piccole, squallide, appendici umane come le mutande rosse, il cd con la compilation, lo smalto rosso, le calze rosse e tutto il resto. Evitare il peggio è possibile. Basta ricordarsi della propria dignità.

Cosa vorrei ricevere per natale

La lista dei possibili regali di natale, delle idee geniali, delle trovate molto cool, te la cerchi da qualche altra parte. Comprati Wired di questo mese. Anzi, per esempio, regalare l’abbonamento di Wired è un’ottima idea. Finalmente qualcosa davvero leggibile. Però occhio a non essere il quarto o il quinto con la stessa idea. Sarà un piacere per i ragazzi di Wired, ma non certo per il futuro nuovo abbonato. Un paio di copie al mese sono più che sufficienti. Insomma, gironzola per la rete, troverai soluzioni d’emergenza adatte alla tua povertà umana. Io vado per grandi temi: il primo: La Sorpresa. La Vera Sorpresa. Quanti anni sono che non riesci a stupire davvero, a sorprendere, a lasciare a bocca aperta, con un regalo? Impegna le tue meningi e cerca di sorprendere davvero. Quell’espressione a metà tra l’idiota e il paralizzato, vale la fatica. La sorpresa che avevi da bambino, quando non avevi un malloppo di natali con regali mediocri alle spalle. La sorpresa può essere ovunque. Anche in un bacio. Muoviti, organizzati, ci vuole forse molto meno che per un regalo triste e scontato. E poi Il Sogno. Qualcosa che faccia davvero Sognare. Un viaggio, un oggetto, uno strumento, una lettera, qualcosa che faccia davvero pensare al meglio, al sogno. Tutti vorrebbero sognare con un regalo, e anche un libro può far sognare. Anche un cd masterizzato (1,99 €). Poi il Desiderio Soddisfatto. Qualcosa che lasci davvero l’animo appagato. Che lasci la soddisfazione nello sguardo di chi lo riceve. Anche qui, l’oggetto conta poco. Capirai, che è necessario conoscere la persona per prodursi in un regalo che possa sorprendere, che lasci sognare, che dia soddisfazione. Per questo, fai regali solo alle persone che vorresti davvero con te. In fondo, tutto questo era per dire che mi sono sonoramente rotto i coglioni dei portafogli di pelle e dei maglioni a costine. Risparmiati i soldi e usali per far sognare qualcuno che ti piacerebbe veder sognare.

(questo post è in fase di continua evoluzione. Purtroppo, essendo finito il vino e la batteria del portatile, sono costretto a chiudere momentaneamente. Se sei capitato qui per parole chiave come: regali di natale, idee fantastiche per natale, sorpresine di natale, come stupire la propria donna a natale, regaloni di natale, modelli di abercrombie&fitch, depilazioni natalizie, unghie natale, natale in compagnia, tombola di natale, sesso di natale, bruno vespa si è piegato al potere, natale cristiano, natale nel mondo, regali intelligenti, potrebbe interessarti sapere che sono semplici chiavi di ricerca, per regalare più lettori a questo posto. Anche il Bradipo ha diritto al suo natale).